Attacco alla sinagoga a Halle, il cordoglio delle chiese

Noemi Di Segni: «Serve consapevolezza della vastità del pericolo estremista»

Dopo l'attacco di mercoledì sera a una sinagoga nella città tedesca di Halle, mentre decine di fedeli osservavano Yom Kippur, il giorno ebraico di digiuno ed espiazione che segue Rosh Hashana, il capodanno ebraico, costato due morti e due feriti gravi,  il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, il pastore Olav Fykse Tveit  ha commentato: «Offriamo le nostre più sentite preghiere per le vittime e le condoglianze a tutti coloro che hanno perso i propri cari in questo spaventoso atto di violenza. L’assalto sembra essere una sfacciata manifestazione di antisemitismo razzista che, purtroppo, è in aumento in Europa e altrove. Condanniamo questo attacco e l'ideologia bianca, antisemita, razzista ed estremista che sarebbe dietro tale gesto. Sottolineiamo inoltre l'importanza di un'adeguata sicurezza per tutti, in particolare per le minoranze, nei nostri paesi. Come fratelli e sorelle nella fede e come esseri umani, condanniamo questa violenza contro i fedeli che stavano osservando pacificamente il loro giorno più santo e ci uniamo alla comunità ebraica in preghiera. Inutile dire che questo tipo di violenza e odio razzista ci ripugnano, rafforzando la nostra determinazione a lavorare ovunque per opporci all'odio e infondere rispetto per tutte le persone».

Il presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), vescovo Heinrich Bedford-Strohm ha immediatamente mostrato la vicinanza alla comunità colpita: «Sono sconvolto da questa atrocità. La mia vicinanza, il mio pensiero è per le famiglie delle vittime che includo nelle mie preghiere, e penso ai nostri fratelli e sorelle ebrei che celebrano oggi la loro festa più significativa, il Giorno dell'Espiazione. Fratelli e sorelle che devono poter vivere la loro fede senza dover convivere con paura e insicurezza, nel nostro paese. In quanto cristiani e tedeschi siamo chiamati ad opporci, perché l'antisemitismo è una bestemmia».

Al termine del digiuno solenne dello Yom Kippur la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha inviato il seguente messaggio all’ambasciatore tedesco in Italia Viktor Elbling: «Caro ambasciatore Elbling, mentre eravamo in preghiera nelle nostre sinagoghe nel digiuno solenne dello Yom Kippur, i nostri fratelli tedeschi, nella sinagoga di Halle, venivano attaccati da un criminale neonazista.
Quella che va concludendosi è una giornata drammatica per gli ebrei di Germania, per il popolo tedesco, per tutti coloro che credono in un’Europa di pace, speranza, convivenza tra identità e religioni diverse.
I fatti di Halle, nella loro tragica dinamica, ci riportano a un altro 9 ottobre, di 37 anni fa, quando ad essere colpito fu il Tempio Maggiore di Roma e a perdere la vita un bambino di appena due anni, Stefano Gaj Taché. Oggi era Yom Kippur, il solenne digiuno che costituisce il momento più sacro dell’anno ebraico. Allora era Shemini Atzeret, la conclusione di Sukkot, la Festa delle Capanne, un altro momento dalla forte valenza simbolica. Non abbiamo dimenticato e mai dimenticheremo.
La speranza è che le autorità competenti sappiano dare al più presto un nome e un’identità agli artefici di questa nuova carneficina, facendo in modo che siano messi in condizione di non poter più nuocere. Fare giustizia però non sarà sufficiente. Servirà, da parte di tutti, un autentico scatto di consapevolezza della vastità del pericolo estremista, in ogni sua forma e declinazione, e della necessità sempre più urgente di una sua efficace repressione per il bene di tutti, non solo della comunità o dell’istituzione specifica che viene colpita. È una sfida che i nostri due Paesi devono essere in grado di affrontare insieme a tutti gli altri partner europei, consapevoli che da questo impegno passa la strada di un futuro senza odio, antisemitismo, razzismo in ogni sua forma. Alle famiglie delle vittime il più profondo cordoglio di tutto l’ebraismo italiano».

Interesse geografico: