Cittadinanza per i minori: un diritto che non si può rimandare

La Diaconia valdese chiede una legge per sanare la situazione di centinaia di migliaia di bambine e bambini nati in Italia ma che non sono cittadini italiani

Ricordando l'anniversario del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che vide 368 vittime e 20 dispersi in mare a seguito dell'affondamento di un barcone carico di migranti a pochi metri di distanza dal porto dell'isola siciliana, la Diaconia Valdese - CSD prende posizione sul tema dello Ius Culturae, su cui si è tornati a discutere in questi giorni.

In Italia ci sono circa cinquecentomila bambini e adolescenti nati nel nostro paese che non sono cittadini italiani e ce ne sono altre centinaia di migliaia che sono arrivati in Italia giovanissimi.  Frequentano la scuola  e si preparano a vivere qui la loro vita, ma, per la loro condizione, non possono viaggiare all'estero come i propri compagni, non possono praticare sport agonistici e la loro permanenza è legata al rinnovo del permesso di soggiorno dei genitori. Sono ragazzi e ragazze che lavoreranno fianco a fianco con i nostri figli e le nostre figlie, che insegneranno, che compreranno casa e costruiranno la loro vita nel nostro paese, a cui ci affideremo nella nostra vecchiaia, che assumeranno responsabilità nella comunità. Non è giusto dare loro la cittadinanza? Non è più saggio garantire stabilità? Non è questo un modo veramente efficace per garantire la sicurezza nelle nostri città di domani? Se "anche il passero si trova una casa e la rondine un nido ove posare i suoi piccini... (Salmo 84.3)", perché questi ragazzi e queste ragazze devono vivere nell'ansia permanente di essere in un paese che non li vuole?

La Diaconia Valdese, da anni impegnata in diversi progetti di accoglienza, ritiene indispensabile e improcrastinabile una legge per sanare questa situazione. Non costa niente e aiuta noi e loro.

Interesse geografico: