Ricevere da Dio un cuore nuovo

Un giorno una parola – commento a Geremia 24, 7

Darò loro un cuore per conoscere me che sono il Signore
Geremia 24, 7

Or colui che con voi ci fortifica in Cristo e che ci ha unti, è Dio; egli ci ha pure segnati con il proprio sigillo e ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori
II Corinzi 1, 21-22

A meno di essere appassionati di musica leggera italiana, difficilmente ci si ricorda di Valeria Rossi; io personalmente non la ricordavo. Ben diverso è il caso della canzone che l’ha resa (se non altro per un po’ di tempo) celebre, «Dammi tre parole: sole, cuore, amore», che nella lontana estate del 2001 ha avuto tutte le caratteristiche del tormentone: una musica orecchiabile e parole semplici che non spingono a una profonda riflessione, ma colpiscono l’immaginazione. Una parola in particolare è senz’altro il cuore: per gli antichi la sede del ragionamento, per i poeti di ogni tempo quella del sentimento; per dirla in breve parlare del nostro cuore definisce chi siamo, in qualche modo la nostra identità. Diciamo «il nostro cuore» e raccontiamo, riassumiamo tutti noi stessi, le nostre idee, i nostri sentimenti, il nostro modo di rapportarci, di amare chi abbiamo accanto. Il nostro cuore è nostro e guai a chi ce lo tocca!

«Darò loro un cuore...» dice il Signore nelle parole del profeta Geremia. Ma come? Gli uomini e le donne del popolo d’Israele non avevano un cuore? Non avevano idee, sentimenti, affetti, dunque non esistevano prima che il Signore si prendesse cura di loro? Nulla di così drastico: il Dio creatore ha dato autonomia a noi, sue creature, perché viviamo, perché esistiamo. Però occorre il suo aiuto per conoscerlo, per entrare in una relazione con lui. Non basta tanta buona volontà, non esiste una vita spirituale che nasca da noi, dalle nostre buone intenzioni... dal nostro cuore. Occorre che Dio dia un cuore nuovo, diverso, inatteso; lo dona gratuitamente, in modi a noi non comprensibili. Occorre che Dio renda le persone diverse, nuove, che susciti in loro una fame di vita e di speranza che prima non sapevano di avere e soprattutto non sapevano come soddisfare. Occorre insomma che Dio ci converta a lui, affinché noi possiamo accorgerci della sua presenza, affinché possiamo scoprire e ogni giorno riscoprire, per tornare ancora al messaggio del profeta, che il Signore è il nostro Signore, il Dio-con-noi, colui nel quale possiamo riporre la nostra fiducia. 

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