Chiesa cattolica, grande dibattito sul sinodo in Germania

I vescovi tedeschi chiedono innovazioni mentre il Paese vive un concreto ecumenismo. Le chiese della Riforma non possono restare indifferenti

Dal 23 al 26 settembre si tiene a Fulda la sessione plenaria autunnale della Conferenza episcopale tedesca. Questa notizia potrebbe essere considerata di secondaria importanza. Eppure, da sei mesi ormai, ogni notizia che riguarda la Chiesa cattolica in Germania finisce facilmente sulle prima pagine dei giornali di mezza Europa. Perché? Perché il 14 marzo il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca ha annunciato l’apertura di un cammino verso un sinodo con pieni poteri decisionali, composto in egual misura da laici e chierici.

In poche parole: un’assemblea senza precedenti per affrontare questioni quali la condivisione del potere nella Chiesa, la vita sacerdotale, l’accesso delle donne al ministero e agli incarichi di governo e la morale sessuale. Un “percorso vincolante” che prevede la stretta collaborazione tra la Conferenza episcopale e il Comitato dei cattolici tedeschi. Questa decisione non cade come un fulmine dal ciel azzurro. Già nel 1994 il movimento Wir sind Kirche (Noi siamo Chiesa) ha sollevato esattamente le stesse questioni, suscitando l’interesse dei cattolici progressisti in tutto il mondo. Furono raccolte due milioni e mezzo di firme sotto una petizione consegnata nel 1997 a Giovanni Paolo II. Va da sé che il papa polacco ordinò di non dare alcun peso a questo documento né ai suoi firmatari.

Tredici anni dopo, nel 2010 a Monaco (dal 2007 Reinhard Marx è arcivescovo di Monaco e Frisinga), durante il culto di chiusura del Kirchentag ecumenico le stesse istanze furono ripetute dal palco, di fronte alle massime autorità civili ed ecclesiastiche della Germania. In quella piovosa mattina di domenica 16 maggio venne pronunciata più volte e in una perfetta sintonia ecumenica la parola Umbruch. Non è facile tradurla in italiano; si ricorre spesso a una perifrasi: cambiamento radicale. In tedesco però questo termine esprime il concetto di rottura; nella storia che stiamo raccontando si tratterebbe di una decisa rottura con il passato.

Una rottura che potrebbe aprire scenari ecumenici inediti. Se in Italia l’ecumenismo è piuttosto apicale e spesso solo di facciata, in Germania la convivenza e la collaborazione tra cattolici e protestanti è una realtà di tutti i giorni. Scambi di pulpito, studi biblici congiunti, scuole domenicali e gruppi di catechismo che lavorano insieme e poi la frustrazione di non poter partecipare insieme alla mensa del Signore perché la Chiesa cattolica lo vieta in maniera esplicita.

Il 4 settembre, il tema della sinodalità è stato affrontato da una lettera indirizzata al cardinale Marx dal prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet, con allegata una valutazione del Pontificio Consiglio per i testi legislativi del 1° agosto sui progetti di Statuto per il Sinodo. «La sinodalità nella Chiesa, alla quale Papa Francesco fa frequente riferimento – afferma il documento del Pontificio Consiglio - non è sinonimo di democrazia o di decisioni a maggioranza», perché «spetta al Pontefice presentare i risultati». Il processo sinodale, poi, «deve svolgersi all’interno di una comunità gerarchicamente strutturata», mentre non lo è l’equipollenza fra vescovi e laici, che verrebbero ad avere lo stesso peso nel Sinodo. In estrema sintesi: il Vaticano afferma che il principio fondante di tutti i sinodi della chiesa delle origini, la base giuridica di tutti i sinodi protestanti sarebbero privi di fondamento perché il potere decisionale spetta soltanto al Pontefice romano. C’è da riflettere molto… Anche sulla nostra impostazione delle relazioni ecumeniche con i cattolici in cui noi, protestanti italiani, da tempo abbiamo notevolmente ridotto qualunque tipo critica teologica nei confronti del magistero vaticano.

Un messaggio di speranza è tuttavia contenuto nella risposta che il cardinale Marx ha inviato il 12 settembre al suo collega Quellet: «Speriamo che i risultati della formazione di un’opinione [su queste questioni] nel nostro paese saranno utili anche per la guida della Chiesa universale e per altre conferenze episcopali caso per caso. In ogni caso, non riesco a capire perché le domande su cui il magistero abbia preso delle decisioni debbano essere ritirate da qualsiasi dibattito».

Credo che di fronte a tali parole le chiese della Riforma non possano rimanere indifferenti. I coraggiosi tentativi di cambiamento, messi in atto dalle sorelle e dai fratelli cattolici in Germania, hanno bisogno della nostra preghiera di intercessione ma anche di dichiarazioni di sostegno chiare ed esplicite.

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