Imparare a vivere nella misericordia

Un giorno una parola – commento a Matteo 9, 11

Gli umili avranno abbondanza di gioia nel Signore e i più poveri tra gli uomini esulteranno nel Santo d’Israele
Isaia 29, 19

I farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?»
Matteo 9, 11

Il nostro evangelista vuole ricordare cosa accadde quando per la prima volta incontrò Gesù: lui un impiegato della dogana, quindi uomo ingiusto davanti alla legge di Dio e Gesù il maestro della verità e delle opere potenti di guarigione. L’incontro è segnato da una parola di Gesù “seguimi” e dalla decisione di Matteo di organizzare una festa per ringraziare il Signore. Un pranzo di comunione e di fraternità quale segno di una vita nuova. Molti gli invitati e tutti doganieri o pubblicani! 

Matteo ha la certezza di appartenere oramai ad una nuova fratellanza dato che degli uomini, sino a poco tempo prima allontanati dal vivere civile, oggi si trovano insieme perché Gesù è presente. La sua è e sarà una presenza strana. Egli non predica il ravvedimento dei peccatori, non ammonisce perché vi sia conversione, ma semplicemente è a tavola mangiando e bevendo con il popolo dei peccatori!

Ma ecco i farisei. Costoro si intromettono nella comunione di fede realizzata dalla Parola di Gesù per “rovinare” quella festa! Costoro hanno delle giuste rimostranze contro Gesù e insinuano il sospetto di incoerenza parlando con i discepoli. Perché Gesù mangia con i peccatori? Perché Gesù partecipa a quella festa con gente di cattiva reputazione? 

La sua presenza non è spiegata e suscita scandalo perché Gesù sfugge alla nostra comprensione. Egli non può essere racchiuso nelle categorie morali perché chiede a tutti noi di imparare a vivere nella misericordia e non più nei sacrifici. La chiesa di Gesù Cristo impara ogni giorno, al seguito del suo Signore e nella comunione con Lui, a vivere di amore e di giustizia!

Immagine: La chiamata di San Matteo, Caravaggio (1599-1600)

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