Guerre di religione? È vero ancora oggi

Il libro di Paolo Naso sfata molti luoghi comuni sul rapporto tra fedi e ricerca della pace

In origine, era la violenza. Sembrerebbe un’affermazione scontata a leggere tante pagine bibliche, eppure essa pone interrogativi fondamentali che il nuovo libro di Paolo Naso Le religioni sono vie di pace. Falso!* tenta di argomentare con la vervepolemica che contraddistingue da sempre l’autore. Violenza e conflitto sono alle origini dell’umanità, non solo verso gli altri, i nemici, verso chi è diverso ma anche verso chi è simile. Anzi, chi è simile, rischia ancora di più di odiarsi e ammazzarsi, e le guerre di religione – centrali nella storia europea – sono lì a testimoniarlo. Il libro inizia con una citazione di Woody Allen: «Da bambino andai in un campeggio estivo per bambini di tutte le religioni. Così fui picchiato da bambini di tutte le religioni». Come a dire, i bambini non risparmiano cattiverie a nessuno, ma anche il racconto biblico della violenza tra Caino e Abele non si ferma a quell’evento drammatico, prosegue: da allora, l’umanità imparò anche il senso di responsabilità con la domanda «dov’è tuo fratello?».

Avendo fatto memoria quest’anno dei 330 anni del Glorioso Rimpatrio dei valdesi, insieme a un gruppo di giovani che hanno ripercorso l’itinerario a piedi da Ginevra a Sibaud dopo che nel 2017 avevano intrapreso l’esilio su «Le strade degli ugonotti e dei valdesi», itinerario riconosciuto dal Consiglio d’Europa, si ha ben presente nella memoria quanto cruente furono le guerre di religione. Interrotte da temporanei trattati di pace, costitutive del nuovo ordinamento statale, con conflitti aspri fino alla Seconda Guerra mondiale, dopo più di 70 anni di pace ininterrotta grazie all’Unione europea, siamo di nuovo minacciati da nazionalismi, populismi e sovranismi che sono l’altra faccia dei fondamentalismi religiosi, con cui si saldano occasionalmente. 

Il libro si divide in cinque capitoli:nei primi due viene illustrato il “Fattore R” in cui si approfondisce criticamente, da un punto di vista sociologico e politologico – con incursioni precise e puntuali nella storia – la tesi secondo cui le religioni sono vie di pace: non è vero che siano state le diverse confessioni a inventare a un certo punto la tolleranza, concetto invece politico e filosofico, che a partire dall’età moderna ha permesso una certa coesistenza nella diversità delle appartenenze confessionali. Per i valdesi, il 1848 segna una tappa fondamentale nel cammino per i diritti civili, motivo per cui ogni anno si riafferma l’insufficienza del concetto di tolleranza e la necessità di una piena libertà religiosa per tutte le confessioni, anche per coloro che non hanno un’intesa con lo Stato.

Ma vi è di più: si mette in discussione che gli attori religiosi possano effettivamente essere strumenti di pace. Nel 2017 partecipai a un programma di Peacemakingin cui veniva sottolineato il ruolo dei costruttori di pace per un mondo migliore, con programmi atti a risollevare la vita delle persone in aree attraversate dal conflitto o impoverite da flussi di emigrazione, intercettati dai corridoi umanitari. Non è un po’ esagerato affermare che le religioni non contribuiscono alla pace? No, non lo è. Nei capitoli successivi si articola con esemplare chiarezza la lezione incompresa che fa sì che le guerre di religione non siano solo state un fenomeno del passato, ma che siano invece sempre più attuali in diverse aree del mondo. È venuto il tempo di fare memoria della saldatura tra disegni imperiali e coloniali e missioni di evangelizzazione e, in tempi più recenti, del concetto di “guerra giusta” e relativi programmi di peacekeeping: l’Occidente è nella costante necessità di fare confessione di peccato – o, in termini laici, autocritica – per i cicli di violenza che ha alimentato nel corso della storia.

La violenza è sempre sbagliata, è sempre una sconfitta del dialogo e della diplomazia, è un deficitdi responsabilità. Per questa ragione, il libro di Paolo Naso è particolarmente prezioso negli ultimi due capitoli quando presenta, con dovizia di particolari, il risorgere dei fondamentalismi in tutte le religioni, che le fedi dovrebbero essere in grado di contrastare. Ma non basta, dal libro si evince l’importanza di restituire alla politica un ruolo centrale per garantire laicamente un reale pluralismo e libertà religiosa, queste sì capaci – in un regime democratico – di indebolire ogni fondamentalismo e restituire pieno diritto di cittadinanza a tutti, in un patto di convivenza che vogliamo sperare sia sempre e ancora possibile per le future generazioni.

* P. Naso, Le religioni sono vie di pace. Falso!. Bari-Roma, Laterza, 2019, pp. 132, euro 12,00.

Foto: il massacro di San Bartolomeo, François Dubois

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