È morto il dittatore Robert Mugabe

L’ex presidente dello Zimbabwe è stato al potere per 37 anni. Le prime reazioni sui social vanno dal rimpianto alla rabbia

Stamane in un ospedale di Singapore è morto l’ex presidente dello Zimbabwe, Rober Mugabe. All’età di 95 anni si spegne una figura controversa. Il suo successore Emmerson Mnangagwa, in un tweet lo ha proclamato “icona della liberazione”, “panafricanista che ha dedicato la sua vita all’emancipazione… del suo popolo”. In realtà, Mugabe, al potere per 37 anni, ha instaurato durante il suo governo una vera e propria dittatura che ha ridotto gli spazi di opposizione e che ha portato lo Zimbabwe a essere uno tra i 25 Stati più poveri al mondo. 

Secondo voci non ufficiali, Mugabe era a Singapore da diversi mesi ed era stato curato per un cancro alla prostata, oltre che per una cataratta.

Nato in Rhodesia nel 1924, e abbandonato dal padre, fino all’adolescenza egli vive in una missione cattolica di Kutama. Per motivi di studio si sposta poi nell’Africa del Sud, dove viene a contatto con personalità del nazionalismo africano. Egli stesso cresce in una visione africanista e marxista e al ritorno nel suo Paese, allora colonia britannica, lavora per l’indipendenza. Per questo rimane in carcere per 11 anni. Nel 1975 una lunga guerra contro i coloni bianchi, lanciata dal suo partito, lo Zanu (Unione africana nazionale dello Zimbabwe) e dal suo braccio militare, porta alla fine della guerra civile – che ha fatto 30mila morti – e alle elezioni del 1980, dove Mugabe diviene primo ministro. Una volta eletto, cerca di migliorare la vita della popolazione e lancia una riforma agraria, espropriando le terre dei bianchi e affidandole ai suoi fedelissimi, ma inesperti. In questo modo, l’agricoltura, che era stata un pilastro dell’economia, viene distrutta e la popolazione scivola nella miseria e nella fame. 

Lo Zimbabwe è ricco di terre fertili, di miniere di platino e di litio, ma a causa della corruzione e della mala gestione durante la sua dittatura, il Paese è alla fame e la disoccupazione arriva fino al 90%. Nel 2013, a nuove elezioni presidenziali, Mugabe è eletto, ma l’avversario, il sindacalista Morgan Tsevangirai, lo accusa ancora di frode. A settembre 2016 la tensione sale nel paese: scoppiano diverse proteste contro la disastrosa situazione economica e politica, frutto del mal governo dell’inossidabile dittatore Robert Mugabe, che dichiara di voler governare «a vita» e di volersi presentare alle elezioni presidenziali in programma nel 2018.Le manifestazioni cittadine contro il governo crescono e anche la repressione si fa più violenta.Tra i contestatori il pastore battista Evan Mawarire, leader del movimento #ThisFlag – che criticato apertamente il governo del presidente Mugabe denunciando le pessime condizioni economiche, la corruzione e le violazioni dei diritti.

Dopo un tentativo di passare la presidenza a sua moglie Grace, Mugabe viene destituito dall’esercito il 21 novembre 2017, lasciando il Paese nella rovina.L’elezione del nuovo presidente Emmerson Mnangagwa, suscita nuove speranze per il futuro del paese, ma la ripresa economica non c’è, anzi! Il 2019 si apre con il riesplodere di violente proteste contro i rincari del prezzo del carburante e un’inflazione galoppante che mette alla fame il popolo della nazione africana. 

Le prime reazioni sui social alla morte dell’ex tiranno vanno dal rimpianto – «Se ne va il fondatore rivoluzionario dello Zimbabwe» – alla rabbia: «Ha rovinato questo Paese», scrivono in tanti.

Anche il pastore battista Evan Mawarire – più volte incarcerato, e poi liberato, per la sua opposizione al potere,  – non ha parole di compassione per l’ex presidente, e, in un post sulla sua pagina Facebook, scrive: «Nel 2016 Mugabe minacciò di farmi uccidere. Questa fu la mia risposta: “Hai il potere di farci tante cose, signor Presidente, ma ci sono due cose che non hai il potere di fermare: non puoi impedire al tuo sole di tramontare e non puoi impedire al mio di sorgere”. Il tuo sole è tramontato Robert. Addio».

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