La immensa bontà di Dio

Un giorno una parola – commento a Giona 3, 9

Forse Dio si ricrederà, si pentirà e spegnerà la sua ira ardente, così che noi non periamo
Giona 3, 9

Il Signore è paziente verso di noi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento
II Pietro 3, 9

Alla fine, si capisce perché Giona non volesse andare a Ninive: Dio è troppo buono! Giona è il profeta più efficace di tutti, le 5 parole della sua predicazione hanno un impatto straordinario: subito i Niniviti credettero a Dio, proclamarono un digiuno e mostrarono il proprio pentimento. Perfino il re si copre di sacco e si siede sulla cenere. Invece di essere felice della sua performance profetica, Giona si arrabbia. Si irrita perché Dio ha avuto pietà di più di 120 mila persone e di una gran quantità di animali.

A ben vedere, la ragione perché lasciamo l’aratro e ce ne andiamo altrove è perché non sopportiamo che Dio sia buono. La misericordia di Dio ci impone di pensare che il nostro nemico non sia come lo immaginiamo, ma un uomo che non sa distinguere la destra dalla sinistra. La bontà di Dio ci chiede di accettare che anche chi ha lavorato un’ora sola abbia diritto a una paga dignitosa. La pietà di Dio ci chiede di sforzarci di considerare che persino l’amministratore disonesto che ha saputo agire prontamente e trovare una soluzione per il proprio futuro, sia lodato dal padrone.

Infine, l’amore di Dio ci obbliga a riconoscere che, qualche volta, quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto proprio bene: come Giona che con solo 5 parole ha salvato un’intera città. 

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