Chiesa di Scozia: il governo Johnson mina la democrazia parlamentare

Il pastore Richard Frazer, coordinatore della Commissione Chiesa e società della Chiesa di Scozia, esprime la preoccupazione per un «atto che non può essere giudicato in buona fede»

«La decisione di chiudere il Parlamento di Westminster a ridosso dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ci preoccupa profondamente». E’ quanto ha dichiarato il pastore Richard Frazer, coordinatore della Commissione Chiesa e società della Chiesa di Scozia, commentando la decisione del primo ministro britannico Boris Johnson di chiudere il Parlamento di Londra per cinque settimane fino al prossimo 14 ottobre, quindici giorni prima della data limite per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE.

«“Considerando l’attuale contesto politico – ha affermato Frazer -, si tratta di un atto che non può essere giudicato in buona fede e che mina, piuttosto che sostenere, la democrazia parlamentare».

Tra tutte le chiese britanniche, la Chiesa di Scozia ha ripetutamente sostenuto una chiara posizione a favore della permanenza del Regno Unito nell’UE e, dopo l’esito del referendum, una esplicita opposizione a un’uscita senza accordo che, ha ribadito Frazer, caricherebbe di “conseguenze pesanti e di lungo termine le persone più povere e vulnerabili delle nostre comunità nazionali”.

L’esponente dei presbiteriani scozzesi ha inoltre affermato che il governo britannico dovrebbe piuttosto «lavorare per raggiungere un consenso in tutte le parti del Regno Unito sul futuro rapporto con l’UE e utilizzare ogni possibile meccanismo per creare il tempo necessario affinché ciò si realizzi».

La decisione di Johnson sembra invece andare «in direzione completamente opposta, aumentando il rischio che il Regno Unito esca disordinatamente dall’UE, causando un grave danno alle nostre comunità e al nostro comune benessere».

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