Maria Ruhnau, chi era costei?

Internata a Buchenwald con Elie Wiesel, Imre Kertész, Yisrael Meir Lau, Dietrich Bonhoeffer, Léon Blum, Pio Bigo rimase accanto a Mafalda di Savoia fino alla sua morte

Ricorre in questi giorni il 75° anniversario della tragica morte della principessa Mafalda di Savoia nel lager nazista di Buchenwald. Una drammatica vicenda che evoca sentimenti di umana pietà per una giovane madre, vittima dell’odio e della vendetta politica, in un fosco scenario storico. 

Il campo di Buchenwald fu istituito, in un primo momento, come luogo di detenzione preventiva e punizione per tre categorie d’internati di nazionalità tedesca: gli oppositori politici, i criminali comuni e i testimoni di Geova. Il primo a giungervi fu un gruppo di 149 persone, nel luglio del 1937. Alla fine di quello stesso anno la popolazione del campo ammontava a oltre 2.500 prigionieri. Mafalda di Savoia, arrestata a Roma il 23 settembre 1943, fu lì internata con il falso nome di Frau von Weber. Era solo una parte del prezzo che i Savoia pagarono a Hitler per l’appoggio dato all’armistizio dell’otto settembre. 

Oltre a Mafalda di Savoia, diversi furono gli internati famosi di Buchenwald. 

Elie Wiesel, scrittore statunitense di cultura ebraica; sopravvissuto e Premio Nobel per la pace 1986. Imre Kertész, scrittore ungherese, anch’egli sopravvissuto, Premio Nobel per la letteratura nel 2002. Yisrael Meir Lau, rabbino capo Aschenazita d’Israele. Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, poi ucciso nel Campo di concentramento di Flossenbürg. Léon Blum, politico francese e sua moglie. Pio Bigo, partigiano piemontese, arrestato nella Valle di Viú, deportato in diversi campi di concentramento e sterminio di Austria, Polonia e Germania. 

Fra questi, in alcuni studi storici dedicati a Mafalda di Savoia, compare un nome meno noto; una presenza femminile che fu accanto alla principessa sabauda fino alla sua tragica morte. Un nome che pochi conoscono: Maria Ruhnau. Ancor meno note sono le ragioni per le quali fu internata. 

Scrive Cristina Siccardi, nel suo libro Mafalda di Savoia. Dalla reggia al lager di Buchenwald, (ed. Paoline, 1999) che alla principessa “era stata assegnata, perché le facesse compagnia e la aiutasse nei servizi, un’altra prigioniera, una donna che apparteneva alla setta dei “cercatori della Bibbia”: una certa Maria Ruhnau, che le restò vicina fino all’ultimo”. (P. 257) Nelle pagine successive la figura di Maria Ruhnau riceve una più adeguata presentazione: «La signora Ruhnau fu assegnata, come sappiamo, a Mafalda di Savoia come sua aiutante: era una protestante della setta religiosa dei Testimoni di Jeova (che si erano rifiutati di impugnare le armi). Dal lagerdi Ravensbrück venne trasferita a Buchenwald. Era biblista, una Bibelförscherin, adepta della setta il cui cardine morale è dire sempre la verità, ad ogni costo. Mettendola accanto a Mafalda, le SS erano sicure che, interrogandola, avrebbe riferito tutto quanto la principessa le avesse confidato [...] Mafalda di Savoia parlava sempre dei suoi genitori, di suo marito e soprattutto dei suoi figli». (Ibidem, pp. 271, 272) 

Nell’agosto del 1944 gli alleati bombardarono Buchenwald colpendo la baracca ove era rinchiusa Mafalda di Savoia. La principessa, gravemente ferita, sottoposta a intervento sanitario improbo, morì dissanguata il 28 agosto. Cristina Siccardi riferisce quando dichiarato da una testimone presente nelle ultime ore di vita della nobildonna: «Appariva esangue. Nei suoi occhi tanta sofferenza. Si lamentava piano... Con un filo di voce, come se cercasse di non disturbare nessuno... Dapprima i medici la trascurarono. Fu quell’internata tedesca, Ruhnau ricordo, a chiamare, proprio urlando, i medici». (Ibidem, pp. 267, 268) 

Maria Ruhnau fu per Mafalda più che una badante. Fu la sarta che gli adattò i vestiti recuperati nel campo, che le offrì le sue scarpe. La principessa si affezionò tanto a lei da lasciarle in dono l’orologio che aveva al polso prima di morire. 

Maria Ruhnau non comparirà probabilmente mai negli elenchi degli internati celebri di Buchenwald, se non raramente all’ombra di Mafalda di Savoia; né, crediamo, abbia mai aspirato a divenire famosa. Di lei sappiamo solo che sopravvisse al lager e che morì alla fine degli anni Cinquanta. Rimane il suo ricordo: quello di un amore cristiano “che mai tramonterà”. O come stanno comunicando al mondo i congressi dei Testimoni di Geova del 2019: “Non viene mai meno” (I Corinzi 13, 8, Parola del Signore e NWT - 2017) 

Nella foto Mafalda di Savoia con i figli

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