La debolezza, occasione per sperimentare la potenza di Dio

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 12, 9

Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire dall’Egitto i figli d’Israele?». E Dio disse: «Va’, perché io sarò con te»
Esodo 3, 11-12

La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza
II Corinzi 12, 9

Cosa fosse la spina che tormentava l’apostolo Paolo non lo sappiamo. Forse una malattia, una deformità o forse una condizione esistenziale che addolorava Paolo. Tuttavia, possiamo immaginare la frustrazione dell’uomo che da una parte era svalutato dalla Chiesa di Corinto e dall’altra doveva riconoscere la propria debolezza: una debolezza che frenava, addirittura impediva lo svolgimento del ministero così come egli lo avrebbe voluto svolgere. Sì, Paolo aveva avuto delle visioni vertiginose, ma era debole.

Capita di essere deboli: per una malattia, a causa di una circostanza esistenziale critica, o forse perché gli anni passano e non abbiamo più le forze di un tempo. Oggi la parola del Signore ci dice che la debolezza può diventare un’occasione per sperimentare la potenza di Dio.

Non cerchiamo la debolezza. La malattia, la sofferenza, la frustrazione molto di rado ci fanno delle persone migliori, anzi! Tuttavia, nella debolezza ci è dato di sperimentare la potenza di Dio che si presenta nelle persone che ci vogliono bene, soprattutto quelle che ci vengono a cercare senza che ce lo aspettassimo. Nella debolezza possiamo sperimentare in modo profondo la vicinanza di Dio, il significato della Sua parola che fin qui avevamo ascoltato superficialmente.

Quando nella debolezza contiamo non più su noi stessi, ma sugli altri e su Dio, allora comunichiamo con autenticità che ci fidiamo di Dio. Questa testimonianza è la più potente che possiamo dare. 

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