Seguire Cristo nelle tempeste della vita

Un giorno una parola – commento a Matteo 14, 27

O Signore, io grido a te da luoghi profondi! Signore, ascolta il mio grido
Salmo 130, 1-2

Gesù parlò loro e disse: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!”
Matteo 14, 27

Nel quadro del racconto matteano “Gesù che cammina sul mare”, alla tempesta, allo spavento e alla paura, si contrappone la pace che Cristo porta.

Commentando questo brano Origene scriveva: «Se un giorno ci troveremo alle prese con inevitabili tentazioni ricordiamoci che Gesù ci ha obbligati ad imbarcarci e vuole che lo precediamo sulla riva opposta. Quando, in mezzo alle sofferenze, avremo passato tre vigilie dell’oscura notte che regna nei momenti della tentazione, lottando il meglio possibile e sorvegliandoci per evitare il naufragio della fede, siamo sicuri che, venuta la quarta vigilia, quando la notte sarà inoltrata e il giorno si avvicinerà, arriverà vicino a noi il Figlio di Dio, per renderci il mare benigno, camminando sui flutti».

Matteo segue lo stesso schema delle narrazioni del Risorto che si presenta in mezzo ai discepoli: “Sono io, non abbiate paura”; i discepoli sulla barca, simbolo della comunità cristiana, “si prostrano” e confessano la stessa fede del centurione romano ai piedi della croce: “Veramente tu sei Figlio di Dio”.

Gli apostoli e la chiesa primitiva in crisi e con “poca fede” incontrano il Risorto e ricevono da lui l’aiuto ad abbandonare la loro presunzione di affidarsi alle sole loro forze impotenti. La mano tesa di Gesù verso Pietro non rappresenta la sua sola salvezza, ma anche la nostra.

La manifestazione di Cristo è l’esaltazione della fede. La sequela, il discepolato è seguire Cristo nella tempesta della nostra vita. Se i nostri occhi e il nostro cuore sono fissi in lui.

Scriveva Dietrich Bonhoeffer: «Il sì e l’amen sono il terreno sicuro sul quale poggiamo. Perdiamo continuamente di vista in questo tempo sconvolto la ragione per la quale merita vivere. Ci è consentito vivere continuamente vicino a Dio e in sua presenza ed allora non c’è più niente di impossibile per noi non essendoci niente di impossibile per Dio. Nessuna potenza terrena può toccarci senza il volere di Dio e la miseria e il pericolo ci portano più vicino a Dio» (in Resistenza e resa).

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