Migrazioni. Chiese europee deluse dall’Unione europea

La Commissione delle chiese per i migranti in Europa, la Conferenza delle chiese europee, Action by Churches Together, Bread for the World Germany hanno inviato una lettera ai ministri della giustizia e dell’interno della UE per trovare soluzioni per la ricerca e il salvataggio nel Mediterraneo

I rappresentanti delle chiese europee hanno espresso il loro disappunto per il fallimento del vertice dei ministri degli interni dell’Unione Europea del 18 luglio a Helsinki nel trovare una soluzione congiunta per la ricerca e il salvataggio nel Mediterraneo. Le proposte di un accordo temporaneo, che erano state presentate dai governi francese e tedesco, non hanno infatti trovato consenso e ulteriori discussioni sono state rinviate a settembre.

Torsten Moritz, segretario generale della Commissione per i migranti in Europa (Ccme), ha espresso il suo sgomento la luce della mancanza di un risultato. «Ancora una volta, i ministri dell’UE hanno fallito nel concordare anche le soluzioni più minime per la ricerca e il salvataggio nel Mediterraneo. Mentre parlano, la gente muore in preda alla disperazione in mare», ha detto. «L’esito dell’incontro ministeriale – ha detto Moritz  – è uno schiaffo nei confronti dei cristiani, che credono nella santità della vita. Le Chiese in tutta Europa continueranno il loro sostegno e coinvolgimento nelle attività di ricerca e salvataggio della vita umana – un obbligo e certamente non un crimine», ha aggiunto.

«I cristiani sono molto preoccupati per il destino dei loro fratelli e sorelle attualmente in difficoltà nel Mediterraneo», ha detto il presidente della Conferenza delle chiese europee Christian Krieger, aggiungendo che «la notizia che il piano congiunto per il salvataggio umanitario in mare non può essere realizzato è incomprensibile e dimostra come le questioni politiche nazionali prevalgono sui valori umani».

La Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme), la Conferenza delle chiese europee (Kek), Action by Churches Together (ACTAlliance), Bread for the World Germany avevano inviato una lettera In occasione dell’incontro a Helsinki dei ministri della giustizia e dell’interno della UE con un appello a favore dell’incondizionato soccorso in mare, contro la criminalizzazione dell’aiuto umanitario, per l’introduzione di vie di fuga legali e sicure verso l’Europa e meccanismi di ricollocazione dei rifugiati su tutti i paesi della UE.

Le organizzazioni ecclesiastiche si aspettavano che le raccomandazioni fossero prese in considerazione.

«Le nostre organizzazioni rappresentano chiese in tutta Europa – anglicana, ortodossa, protestante e altre –così come ministeri specializzati delle chiese cristiane che lavorano nel campo umanitario e nel campo di migrazione e rifugiati – si legge nella lettera -. L’attacco a un campo di detenzione per migranti in Libia, in cui sono morte almeno 44 persone, è solo un esempio dei pericoli e delle circostanze orrende a cui la gente è soggetta in Libia. Solo questo mese 86 migranti diretti in Europa sono annegati al largo delle coste della Tunisia; solo nel maggio 2019 65 migranti hanno perso la vita. L’UNHCR ha riferito di 597 migranti morti nel 2019. Il numero delle vittime non documentate è molto più alto» dicono le chiese. Che proseguirono ricordando che le operazioni di soccorso civile nel Mediterraneo sono urgenti e necessarie.

I diversi organismi di chiesa elencavano quindi all’Europa una serie di punti sui quali lavorare.

Primo fra tutti la creazione di una missione di ricerca e salvataggio e la fine della criminalizzazione delle ONG: «astenersi dal salvataggio in mare o impedire il salvataggio da parte di organizzazioni civili è contrario al diritto internazionale e contrario ai valori dell’UE e dei suoi stati membri. Che la ricerca e il salvataggio promuovano o addirittura inneschino le partenze nel Mediterraneo non è mai stato dimostrato» affermano.

Le chiese chiedevano poi di istituire un piano di emergenza dell’UE per lo sbarco e il trasferimento di coloro che sono stati salvati in mare: «gli Stati membri dovrebbero assumersi la responsabilità dell’accoglienza dei rifugiati all’interno dell’Unione. I legami familiari e la volontà dei richiedenti asilo dovrebbero essere il primo criterio preso in considerazione quando si trasferisce una persona».

La fine della cooperazione con la Libia e con altri stati limitrofi giudicati insicuri dall’UNHCR e la creazione di percorsi legali di migrazione erano altri due punti all’ordine del giorno.

Vi era infine l’indicazione di evacuare i migranti e i rifugiati dalla Libia e il sostegno alla proposta della Federazione delle Chiese protestanti in Italia (Fcei) di un corridoio umanitario europeo: «le nostre agenzie supportano l’attuale progetto della Fcei e della Comunità di Sant’Egidio che chiedono di evacuare e accogliere 50.000 persone dalla Libia e distribuirle secondo una quota volontaria nel sistema dell’UE».

Leggi la lettera.

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