Arriva la “schola valdese”

A Bergamo un progetto della Diaconia e della chiesa valdese favorisce integrazione e senso di appartenenza nei più giovani

«Schola valdese»: questo bel nome dal sapore medievale richiama il rapporto che fin dalle sue origini il movimento valdese, prima ancora di diventare chiesa, ha avuto con l’insegnamento, la parola scritta e orale, la trasmissione e condivisione della conoscenza.

La chiesa valdese di Bergamo e il Servizio Inclusione della Diaconia valdese hanno avviato lunedì scorso, con una lezione sul tema dell’Europa (questa sera il secondo appuntamento, dedicato alla musica, sempre nei locali della chiesa in viale Roma 4) la sperimentazione di una collaborazione seguita sia dagli operatori della Diaconia sia da alcuni membri di chiesa, che in un certo senso attualizza questa lunga tradizione.

Una scuola, come suggerisce il nome, in cui i ragazzi diventano insegnanti, e i giovani rifugiati, soprattutto siriani, imparano l’italiano attraverso una serie di materie: storia, educazione civica, musica, informatica, astronomia… scelte dai “docenti” a seconda delle loro passioni.

Dopo una prima fase dedicata al doposcuola, ci spiega Winfrid Pfannkuche, pastore della chiesa valdese, questa seconda fase dovrebbe gettare le basi per un progetto più strutturato, che si vuole far partire in autunno in concomitanza con l’inizio della scuola “vera”.

La cosa bella, racconta Pfannkuche, parlando di questa «scuola un po’ pazzerella», è che alcuni giovani, magari un po’ introversi, hanno trovato un modo per esprimere al meglio le loro potenzialità. Accade così che un ragazzo togolese diventi un appassionato insegnante di informatica, condividendo i propri talenti con i bambini e ragazzi siriani accolti attraverso il progetto dei Corridoi umanitari.

Una doppia integrazione, che nasce dal desiderio, espresso anche nel corso dell’ultimo Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, di coinvolgere maggiormente i giovani delle chiese nelle attività non solo ecclesiastiche ma anche della Diaconia, attraverso progetti di volontariato che possono assumere forme diverse a seconda dei contesti. Qui, la dimensione interculturale ha ovviamente un peso molto importante, e si dimostra una vera e propria palestra per la costruzione della società italiana del futuro, in cui storie e origini diverse si intrecciano. A partire da un nome dal sapore antico, che però ci ricorda, tra le altre cose, il ruolo fondamentale dello scambio di idee e del movimento delle persone. 

 

Foto: via Istock

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