L’Università a lezione nelle Valli

Uno dei viaggi formativi del corso di Laurea in scienze e culture gastronomiche

Quattro giorni passati a diretto contatto con i produttori per conoscere dal vivo il lavoro nell’ambito alpeggio: questo l’obiettivo di uno dei viaggi formativi organizzati dall’Università di Pollenzo, l’ultimo per questo primo anno della laurea triennale.

Abbiamo incontrato gli studenti e le studentesse con il loro docente e il loro tutor in mezzo ai castagni dell’azienda agricola Rostan di Torre Pellice, per via di una deviazione dal percorso «alpeggio», per conoscere questa realtà caratterizzante della val Pellice.

«L’Università è nata nel 2004 – ci spiega il tutor Andrea Bernardi – da un’idea di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, e si pone come obiettivo quello di formare dei professionisti a 365 gradi nell’ambito della gastronomia. L’offerta formativa si divide in un corso triennale da quest’anno riconosciuto a tutti gli effetti dal Ministero e poi in una laurea Magistrale e in alcuni Master. È un’università privata che si sostiene grazie alle donazioni e alle sponsorizzazioni e alle rette degli studenti. C’è un limite massimo di 100 persone per il corso triennale, scelte attraverso un colloquio motivazionale in cui si cerca di capire se lo studente è veramente interessato a questo percorso, proprio per evitare un abbandono durante gli anni». Mentre ascoltiamo le spiegazioni circa il funzionamento dell’Università di Pollenzo è inevitabile ascoltare i dialoghi fra studenti e a colpire sono gli accenti. Non solo piemontesi ma anche di altre regioni d’Italia e poi lingue diverse che tradiscono una pluralità di nazionalità: Stati Uniti, Macedonia, Russia, Bulgaria, Venezuela... «Abbiamo una ricchezza incredibile da questo punto di vista – continua Bernardi –, uno scambio continuo di esperienze grazie a studenti provenienti da tutto il mondo. Proprio per questo motivo il primo anno tutta la didattica avviene in lingua inglese. E accanto alla didattica, come dicevamo prima, ci sono molti viaggi, in Italia e nel mondo, per conoscere le varie realtà (alpeggi, isola, olio, pasta, etc.) molto apprezzati dagli studenti che trovano in questi momenti un punto d’unione fra la teoria dell’aula e la pratica quotidiana». «Siamo stati due giorni nella Conca del Pra – ci spiega Gabriele Volpato (Borsista di Ricerca, coordinatore dei contenuti didattici dei Viaggi Territoriali) – nell’azienda agricola Catalin per conoscere da vicino una delle piccole produzioni presenti nelle nostre valli, per scoprire la filiera del formaggio e per conoscere le aziende che hanno un occhio attento alla sostenibilità». Un riconoscimento importante per le vallate alpine (altri gruppi di studenti sono in questi giorni in viaggio in val Chisone, Valle d’Aosta etc.) e per il loro impegno nelle attività agricole.

L’ultimo aspetto affrontato è quello legato agli sbocchi lavorativi. «Ristorazione, aziende vinicole, aziende agricola di famiglia, turismo, sicurezza alimentare, editoria e comunicazione sono solo alcuni ambiti in cui la figura del gastronomo trova uno sbocco: il corso di laurea da una formazione che apre davvero molti sbocchi lavorativi», conclude Volpato.