In Polinesia in strada contro il nucleare

il 2 luglio 1966 il primo di 193 esperimenti francesi nell'Oceano Pacifico. Le manifestazioni e le rivendicazioni della popolazione alle prese con le malattie legate alle radiazioni. La Chiesa protestante in prima linea

193. E’ il numero di test nucleari effettuati dallo Stato francese dal 1966 al 1996. Il primo ebbe luogo il 2 luglio 1966. Ogni anno nella stessa data, le associazioni antinucleari invadono le strade di Papeete sull’isola di Tahiti, in Polinesia. Pacificamente, per commemorare questo tragico anniversario, ma anche per protestare contro il governo di Parigi, di cui le isole della Polinesia sono un possedimento d’oltremare.

Tre eventi si sono svolti nella mattinata di ieri. La prima marcia lungo la costa orientale è partita dal municipio di Papeete. Sul versante della costa occidentale, i partecipanti hanno lasciato il Willy Bambridge Stadium per raggiungere la piazza Tarahoi dove l'Associazione 193 li stava aspettando con un terzo presidio.

Per celebrare l'occasione, l'associazione “Mururoa e Tatou”, guidata da padre Auguste Uebe Carlson, è venuta in corteo con delle bare, con l'obiettivo di denunciare "il progetto di morte" portato avanti per decenni dallo Stato. 

Inoltre la chiesa protestante Maohi, che al pari della Chiesa valdese fa parte della Cevaa, la Comunità di chiese in missione, ha radunato i suoi fedeli, oltre 1500 persone. Fin dall'inizio delle sperimentazioni, la Chiesa protestante si è sempre schierata contro i test nucleari ed è stata la promotrice del percorso che ha portato alla nascita dell’associazione Mururoa e Tatou, il nome di due degli atolli prossimi ai siti in cui Parigi scelse di compiere i numerosissimi esperimenti nucleari.

Il presidente dell'associazione 193, Jerry Gooding, il presidente della chiesa protestante Maohi, Taarii Marea e il presidente dell'associazione Mururoa e Tatou hanno anche ottenuto un appuntamento con rappresentanti governativi, per consegnare un elenco di richieste.

La delegazione è stata ricevuta dal segretario generale dell'Alto commissariato, Eric Requet. L’Associazione 193 ha annunciato il suo ritiro dal discusso progetto di un museo-memoriale, voluto dal governo francese, ma molto criticato da chiese e associazioni nelle forme e nei contenuti, definiti “assolutori” per Parigi. Per padre Auguste, «si tratta di uno strumento di propaganda per lo Stato e per il governo e noi non possiamo perdonarlo né permetterlo». Stessa reazione da parte dell'associazione Mururoa e Tatou. Da parte sua, la chiesa protestante di Maohi, oltre al ritiro della controversa legge Morin che si occupa degli indennizzi delle persone colpite da malattie riconducibili agli esperimenti nucleari, ha chiesto che questa data, il 2 luglio, diventi un giorno festivo. «Non è per il piacere di avere un giorno di vacanza, ma semplicemente perché sia registrata nella memoria collettiva una data simbolo delle sofferenze patite dal nostro popolo», ha spiegato il presidente, Taarii Maraea.

I test nucleari sono stati eseguiti fra gli atolli di Mururoa e Fangataufa nell’arcipelago di Tuamotu e hanno lasciato un’eredità di morti per cancro e di scorie (plutonio in particolare) che rilasceranno sostanze nocive nell’ambiente per i prossimi 200 mila anni, oltre a causare erosioni del terreno e stragi anche nella fauna locale. 7400 sarebbero i polinesiani ammalatisi negli anni a seguito delle radiazioni sprigionate dalle varie esplosioni. 1000 i dossier presentati alle autorità giudiziarie, relativi ad altrettante storie di dolore e sofferenza. Appena 20 fra loro hanno ricevuto indennizzi perché le loro malattie sono state effettivamente riconosciute come connesse ai test atomici. I nuovi studi dovrebbero fornire finalmente un appoggio scientifico ufficiale alle cause in corso.

I testi francesi furono uno shock assoluto per la popolazione locale, in gran parte rurale. A seguito degli esperimenti le isole sono state caratterizzate da un rapido esodo verso le città principali, con relativo abbandono delle zone più periferiche e ricche di biodiversità; la stessa economia è mutata, con la crisi del mercato della pesca e del commercio di madreperla .

La Chiesa Ma’ohi da anni chiede l’apertura degli archivi militari da un lato e il risarcimento per le vittime delle radiazioni dall’altro. Fronti su cui la Francia si sta muovendo molto lentamente: per anni ha negato qualsiasi conseguenza su ambiente e essere umani, prima di giungere a un riconoscimento limitato di alcuni casi di malattie indotte, ma come abbiamo visto i casi di risarcimento ad oggi sono pochissimi.

Nel 2017, alla conclusione del 133° sinodo della Chiesa Ma’ohi, è stata finalmente presentata alle Nazioni Unite una denuncia ufficiale, che ha ricevuto il supporto di una voce importante del protestantesimo mondiale: quella del pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, di cui la Ma’ohi è parte, insieme ad altre 348 chiese nel mondo.

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