«Un’avventura “incosciente”, preziosissima e immeritata!»

Così Dario Tron descrive il suo percorso di diaconato nella chiesa Valdese, conclusosi con l’emeritazione

Quella di domenica è stata una giornata comunitaria di Pentecoste particolare nella chiesa valdese di Luserna San Giovanni. È stata una giornata di saluto a Dario Tron, diacono che negli ultimi 10 anni ha curato questa comunità (i primi due anni in «comproprietà» con la chiesa di Rorà) e che da questo mese è in emeritazione.

A dire la verità il saluto doveva già avvenire l’anno scorso, ma su richiesta della Tavola valdese Tron aveva ancora proseguito per un anno il suo ministero. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia di ministro di culto.

«Nel 1982 Prali era senza pastore. Paolo Ribet mi ha “chiamato” a vocazione, per coprire per un anno la vacanza del pastore. Una chiamata un po' incosciente, e un po' incosciente è stata la mia scelta di dire di si a Ribet. Bisogna dire che ad Agape c’era Ermanno Genre che mi ha affiancato e l’anno è diventato doppio...» A Prali prende corpo un aspetto del ministerio di Tron che lo ha contraddistinto per tutta la sua durata: la musica. «Non conosco la musica – mette subito le mani avanti Tron – ma mi sono ritrovato a dirigere la corale di Prali e in mio aiuto è arrivata Elena Martin, che diventerà mia moglie. Ho sempre amato suonare, a orecchio: chitarra, armonica a bocca, e in generale tutto ciò su cui si può “picchiettare” (tamburi, bonghi, jambè, maracas etc)».

Da buon membro di chiesa Tron si ritrova quindi con una comunità da seguire e inizia a studiare e a dare esami in Facoltà. «Il ruolo di diacono non era all’epoca strutturato come oggi, non c’era un percorso definito come accade adesso e dopo alcuni esami cambiando anche ruolo non ho più avuto tempo di darne altri, seguendo però alcuni corsi in Italia e non solo». Inizia così l’avventura, durata dal 1984 al 1997 di animatore giovanile del terzo circuito con base a Pomaretto. Sono questi gli anni del Madagascar, a cui Tron è molto affezionato. «A Pomaretto grazie alla presenza di Renato Coisson (Cevaa), c’era un grande passaggio di persone provenienti da ogni parte del mondo. Con il Gruppo giovani locale abbiamo quindi inziato a raccogliere fondi con bazar, spettacoli etc per poter organizzare un viaggio in Madagascar. Nel 1991 a causa di una guerra civile non ci siamo andati ma nel 1992 per un mese abbiamo visitato chiese e opere dell’isola africana (con l’aiuto economico della Cevaa). La visita due anni dopo è stata inversa e si è creato un rapporto di scambio che ancora oggi funziona, a livelli diversi; uno scambio fra chiese. E da questi viaggi è anche nato un coro, il Fihavanana (che significa solidarietà, amicizia, aiutarsi) che per anni ha portato in giro per le valli e non solo le musiche e le melodie malgascie, sudamericane e di un po' tutto il mondo».

Dopo l’esperienza di Pomaretto, fra cui spicca anche un Glorioso rimpatrio in completa autonomia con un gruppo di 12 giovani, Tron diventa un diacono «pastorizzato», prima a Villar Pellice (1997-2001) per tre anni a fianco di Gianni Genre e un anno da solo e poi per 10 anni a Rorà, come ministro di culto titolare. L’ultima tappa è, come detto, a Luserna San Giovanni. «Negli ultimi anni ho incontrato gruppi di catecumeni che mi hanno trasmesso speranza e fiducia nel futuro, mi ha fatto bene incontrare questi giovani e mi è dispiaciuto non poter più svolgere attività quali le uscite, come ai tempi di Pomaretto».

Tornando al suo primo incarico pastorale a Prali nel lontano 1982, quello che Tron ha chiamato «incosciente» fu invece, alla luce dei fatti e del lavoro che ha svolto in tutte le chiese, una vera e propria chiamata, un manifestarsi di una vocazione forte e salda che proviene dal Signore. E che ha benedetto il percorso di Dario e di tutti noi che lo abbiamo incontrato e conosciuto.

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