I frutti del nostro agire

Un giorno una parola – commento a Matteo 7, 16

Dio ha fatto l’uomo retto, ma gli uomini hanno cercato molti sotterfugi
Ecclesiaste 7, 29

Li riconoscerete dai loro frutti
Matteo 7, 16

L’autore di Ecclesiaste desidera ardentemente la giustizia e la saggezza. Triste e disilluso giunge alla conclusione che esse non si trovano, sono irraggiungibili. Riconosce che l’uomo, nonostante sia stato creato retto da Dio, si comporta in maniera opposta. È una visione triste della natura umana. Sembra, per l’Ecclesiaste, che ci sia poco da fare. Mi chiedo se sia veramente così. Sappiamo che la nostra natura umana ci porta ad allontanarci dall’essere quel “molto buono” della creazione. Ma sappiamo anche che abbiamo un Padre amorevole che non ci abbandona e che ci ama profondamente. Che nonostante i nostri tentativi di allontanarci da Lui ci viene incontro e ci indica la via. 

Gesù ci ricorda che il nostro agire produce frutti e da questi saremo riconosciuti. Durante l’ultima cena ricorda ai suoi discepoli che saranno riconosciuti perché avranno amore gli uni per gli altri. (Gv 13, 35). “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” (Gal 5, 22) dice ancora l’apostolo Paolo. Viviamo le nostre vite consapevoli di questa tensione, sappiamo qual è la volontà di Dio e nonostante questo tendiamo a sfuggire da Lui. Diciamo di essere cristiani ma il nostro agire spesso non combacia con le nostre parole. 

Come discepoli e discepole del Maestro possiamo allora guardare la sua vita e la sua opera e notare che Gesù ha amato tutti quelli che ha incontrato senza giudicarli, li ha incontrati dove erano e li ha semplicemente amati profondamente indicando loro la natura di Dio che è amore. 

Ci dia il Signore la capacità di vivere le nostre vite in maniera che i frutti che producono possano essere testimonianza della sua natura e del suo amore per il mondo.

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