Zimbabwe. Arresti arbitrari di attivisti per i diritti umani

Nelle scorse settimane le autorità governative hanno incarcerato sette attivisti con la falsa accusa di «sovversione». Tra gli accusati in attesa di processo anche il pastore Evan Mawarire

Tra il 20 e il 27 maggio scorso le autorità dello Zimbabwe hanno arrestato sette attivisti per i diritti umani con l’accusa di “sovversione”.

Zimbabwe Lawyers for Human Rights, un gruppo locale di avvocati che rappresenta gli attivisti, hanno dichiarato che agenti della sicurezza dello Stato hanno arrestato tutti e sette all’aeroporto internazionale Robert Mugabe di Harare, al loro ritorno da un seminario nelle Maldive. Il seminario – ospitato dal Centro per l’azione e le strategie nonviolente applicate – aveva come tema la formazione alla resistenza pacifica. Sui documenti dell’arresto degli attivisti erano specificata la motivazione: partecipazione al seminario e formazione alla disobbedienza civile.

«Il governo dello Zimbabwe dovrebbe smettere di criminalizzare l’attivismo pacifico», ha dichiarato Dewa Mavhinga, direttore per l’Africa del Sud di Human Rights Watch. «Partecipare a un seminario di formazione sull’azione nonviolenta non sta sovvertendo il Governo».

Gli arrestati il 20 maggio erano: George Makoni del Centre for Community Development Trust; Nyasha Frank Mpahlo di Transparency International Zimbabwe; Tatenda Mombeyarara del Citizens Manifesto; e Gamuchirai Mukura di Community Tolerance Reconciliation and Development Trust. Il 21 maggio invece le autorità hanno arrestato Farirai Gumbonzvanda, attivista per i diritti delle ragazze e volontaria di comunità presso il Rozaria Memorial Trust. Il 27 maggio, infine, hanno arrestato Stabile Dewa dell’Accademia femminile per la leadership e l’eccellenza politica, e Rita Nyampinga della Fondazione per il sostegno alle detenute.

Tutti e sette gli attivisti sono stati accusati di sovversione. Sono detenuti nella prigione di massima sicurezza di Chikurubi ad Harare, in attesa della richiesta di libertà provvisoria.

Ai sensi dell’articolo 22 della legge sul diritto penale dello Zimbabwe, la «sovversione di un governo costituzionale» è un’accusa di tradimento, a cui corrisponde una pena fino a 20 anni di carcere.

Dall’inizio del 2019, il governo del presidente Emmerson Mnangagwa ha arrestato e perseguito diversi attivisti per i diritti umani. Tra gli attivisti accusati di sovvertire il governo del presidente e in attesa di processo, ci sono il pastore Evan Mawarire del movimento #ThisFlag, e Peter Mutasa e Japhet Moyo, leaders del Congresso dei sindacati dello Zimbabwe, tutti arrestati a gennaio.

Il 25 febbraio scorso, anche Rashid Mahiya, presidente del gruppo Crisis in Zimbabwe Coalition, è stato arrestato con l’accusa di sovvertire il governo. Mahiya è stato rilasciato su cauzione il 7 marzo ed è in attesa di processo.

Obert Masaraure, presidente nazionale della Amalgamated Rural Teachers Union of Zimbabwe, ha dichiarato a Human Rights Watch che uomini armati lo hanno rapito nella sua casa di Harare il 18 gennaio e lo hanno picchiato duramente con fruste di cuoio. Successivamente lo hanno portato alla stazione di polizia centrale di Harare, dove è stato trattenuto con l’accusa di sovversione e incitamento alla violenza pubblica.

«Le autorità dello Zimbabwe dovrebbero immediatamente porre fine agli arresti arbitrari e ai processi degli attivisti che esercitano i loro diritti e le loro libertà fondamentali», ha detto Mavhinga di Human Rights Watch. «Reprimere gli attivisti pacificisti mina gravemente i tentativi di un nuovo coinvolgimento internazionale dello Zimbabwe».

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