No alla plastica da imballaggio

La Glam, commissione Globalizzazione e Ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, appoggia la mobilitazione lanciata dalla Spagna

La Commissione Globalizzazione Ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha intesto appoggiare la campagna lanciata, per i giorni 3-9 giugno, da Zero Waste Spagna, per il boicottaggio della plastica “usa e getta”.

Il documento che sta alla base dell’iniziativa denuncia alcuni casi che hanno colpito l’opinione pubblica negli ultimi tempi: dalle balene arenatesi avendo ingerito materiali plastici al ritrovamento di rifiuti plastici stoccati impropriamente anche in Italia. «Nell’ultima settimana – si legge nel testo dei promotori – ho visto il prezzemolo infilato in una scatola di plastica, dolci confezionati singolarmente inseriti all’interno di un contenitore più grande, le mele sono vendute come se fossero palle da tennis, o pomodori nel vassoio e pellicola. Quindi, non importa quanto una persona voglia liberarsi della plastica al momento dell’acquisto, è impossibile. Non ci stanno rendendo facile la vita». E tuttavia, prosegue il documento, «Cosa succederebbe se dal 3 al 9 giugno ci unissimo e non consumassimo prodotti confezionati in plastica usa e getta?».

L’invito è quindi a trovare forme alternative di consumo, cominciando dal pianificare con anticipo i propri acquisti, per non essere costretti, nella fretta, a orientarsi verso i prodotti imballati in plastica. Si possono, anzi, trovare le alternative con più ponderazione. Altra operazione possibile: portare con sé i contenitori per evitare di metterne in circolazione altri, in materiale magari non degradabile.

Tutte queste indicazioni di comportamento sarebbero limitate se si arrestassero dopo una settimana di mobilitazione, e per questo il documento fa riferimento alla “teoria dei 21 giorni”: una buona pratica, se viene messa in pratica almeno per una tale durata, non si presenta più come occasionale, ma viene a far parte della routine e ha più probabilità di diventare pratica comune e regolare, sostenibile da altri. «Cosa succede se cambiamo quell’abitudine per sempre? Cosa succede se milioni di persone lo fanno? Ci troveremmo di fronte alla vera fine della contaminazione da parte della plastica».

Si fa notare, da parte della Commissione Glam, che intanto il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la direttiva «Sup» (21 maggio), relativa alle plastiche monouso, tesa a prevenire la loro diffusione con particolare riferimento proprio all’ambiente marino.

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