Non ci scoraggiamo!

Un giorno una parola – commento a II Corinzi 4, 16

Ora che sono giunto alla vecchiaia e alla canizie, o Dio, non abbandonarmi, finché non abbia raccontato i prodigi del tuo braccio a questa generazione e la tua potenza a quelli che verranno
Salmo 71, 18

Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno
II Corinzi 4, 16

L’apostolo Paolo presenta la vita umana nel contrasto abissale tra la fragilità umana (il vaso di terracotta) e il dono di cui siamo portatori (la grazia di Dio). Ma vi è un elemento che mette a nudo e mette in crisi la fragilità costitutiva dell’essere umano: la morte.

Per Paolo siamo ogni giorno portatori di morte! Il vaso di terra che è Adamo porta insieme alla vita, che è soffio breve divino, la necrosi, la morte. Paolo ha illustrato questo pensiero in modo tragico e poetico dando testimonianza degli innumerevoli pericoli cui è stato sottoposto. Dice in questo modo ai Corinzi che la morte non è una realtà futura, ma una realtà già presente e all’opera nella nostra vita. Siamo paradossalmente non dei viventi ma dei morenti! La morte ci logora adesso e lavora dentro alla vita per ucciderci. 

Con questa tenebrosa immagine ci chiediamo: a che serve la nostra fede? La morte è padrona della vita e nulla si oppone al suo potere. Ma l’apostolo presenta questa piccola parola quale lettura diversa della nostra vita: Perciò non ci scoraggiamo! Chi ci permette di non essere scoraggiati? Paolo affronta questo tema con una riflessione teologica, cioè ponendo l’opera di Gesù Cristo fondante speranza e vera vita.

In più parti della Bibbia il credente è incoraggiato nel suo cammino perché è ben consapevole che Gesù ha vinto il mondo delle tenebre, che la morte è stata sommersa nella vittoria del Signore risorto, che anche la nostra stessa esistenza si rinnova ogni giorno per l’opera dello Spirito Santo.

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