Cristo è all’opera nella storia umana

Un giorno una parola – commento a Ebrei 1, 3c

Dio non è un uomo, da poter mentire, né un figlio d’uomo, da doversi pentire
Numeri 23, 19

Egli sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza
Ebrei 1, 3c

Una delle più grandi paure umane è che la Creazione sia destinata a soffocare sotto l’agire irresponsabile dell’umanità e che non ci sia più un futuro. Armi così potenti da poter decimare la popolazione mondiale, il disastro ecologico planetario, l’ingiustizia globale, la menzogna che inquina l’informazione, introducono delle tensioni nella Creazione che rischiano di spappolarla. C’è di che preoccuparsi! Persino noi credenti temiamo, osservando la realtà, che Dio abbia abbandonato il mondo a se stesso in un comprensibile moto di indignazione e di sconforto, come ai tempi di Noè.

Davanti a questa preoccupazione, l’autore di Ebrei canta. Le parole del nostro testo sono infatti un verso della strofa di un antico inno cristiano. L’autore di Ebrei cita le parole di un inno noto alla comunità per infondere di nuovo speranza richiamando alla memoria i contenuti profondi della fede della comunità.

Questo inno afferma che Cristo è all’opera nella storia umana. L’opera di Cristo è di sostenere, con la sua potente parola creativa e redentiva, tutte le cose che lui stesso con la croce ha riscattato dal degrado e dalla morte. La sua resurrezione dai morti ha salvato il mondo dal proprio destino di morte, e Gesù, con la potenza della sua parola che chiama e salva, tiene insieme tutto ciò che è in tensione, assicurando stabilità al mondo.

I cristiani – a volte anche contro l’evidenza – credono in un Cristo presente, operante, che non ci ha lasciati soli e che non abbandona il mondo nel quale viviamo. Per mezzo della parola di Dio, incarnatasi in Gesù, il mondo ha un futuro.

«La grazia del Signore nostro Dio sia sopra di noi,

e rendi stabile l’opera delle nostre mani;

sì, l’opera delle nostre mani rendila stabile» (Salmo 90, 17).

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