Diventare parte della famiglia di Dio

Un giorno una parola – commento a Luca 11, 28

Le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, Signore, Dio degli eserciti
Geremia 15, 16

Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!
Luca 11, 28

Ascoltare e mettere in pratica la parola di Dio è la via per entrare nella comunione creata da Gesù. Questa considerazione non deriva solamente da questo versetto, ma dalla predicazione di Gesù nel suo complesso. In particolare, ciò è vero – per ammissione stessa di Gesù – anche per quanto riguarda la sua stessa famiglia. Infatti, Egli fa questa affermazione in risposta a una donna che dalla folla gli grida: «Beato il grembo che ti portò e le mammelle che tu poppasti!» (v. 27). Qualche capitolo prima, in risposta a qualcuno che lo avvisa che i suoi famigliari lo cercano: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori, e vogliono vederti» (8, 20), Gesù fa la medesima affermazione riferendosi sempre alla sua famiglia: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (8, 21) implicando che la famiglia di Gesù include tutti quelli che ascoltano e fanno la volontà di Dio.

La beatitudine derivante dall’ascoltare e dal mettere in pratica la parola di Dio consiste quindi nel diventare parte della famiglia di Gesù, parte della famiglia di Dio, parte della comunione creata da Gesù. Pur vivendo in una società antica e tradizionale, Gesù non segue un criterio biologico nel descrivere la famiglia che lui ha in mente per il Regno, la descrive piuttosto nei termini dell’ascolto e della pratica della parola di Dio. La beatitudine consiste nell’essere parte di ciò che Gesù sta annunciando, costituendo e inaugurando: il regno di Dio; e ciò si ha ascoltando e mettendo in pratica la parola di Dio.

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