Strage a Pasqua in Sri Lanka

Colpite chiese e hotel: almeno 300 i morti e oltre 500 i feriti. Numerosi i messaggi di cordoglio e solidarietà arrivati da leader cristiani di tutto il mondo

Si è tinta di sangue la domenica di Pasqua in Sri Lanka: sei esplosioni simultanee nella mattinata, e altre due più tardi, hanno colpito tre chiese durante le celebrazioni religiose, e tre hotel di lusso. Una delle chiese colpite dall’esplosione è Sant’Antonio a Colombo; le altre due sono: San Sebastiano a Negombo, a 30 chilometri dalla capitale, e la Zion Church a Batticaloa, 250 chilometri a est della capitale. Quest’ultima - in cui si contano almeno 28 morti, tra cui una dozzina di bambini, e 27 feriti – è una chiesa evangelica appartenente alla Comunione delle Chiese Libere dello Sri Lanka. «Che il Signore continui a confortarci tutti in questo momento difficile», ha scritto in un post sulla pagina Facebook della Zion Church, il pastore Roshan Mahesan.

Il bilancio complessivo delle vittime è salito ad almeno 300 morti, mentre i feriti sono oltre 500. Il sottosegretario al governo, Rajitha Senaratne, sostiene che gli attacchi siano stati sferrati da un gruppo locale jihadista con l’aiuto della rete internazionale, National Thowheed Jamath. Al momento sono 24 le persone sospettate, che sono state arrestate. Ieri si è verificata una nuova esplosione nei pressi di una chiesa della capitale Colombo, mentre gli artificieri stavano cercando di disinnescare un ordigno in un furgone.

Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, ha dichiarato per oggi un giorno di lutto nazionale.

Numerose le parole di cordoglio e solidarietà arrivate nella giornata di domenica da diversi leader cristiani. 

«Siate pazienti nelle tribolazioni e continuate a pregare», ha dichiarato l’Alleanza Cristiana Evangelica Nazionale dello Sri Lanka (NCEASL), citando Romani 12,12 ed esortando i cristiani a «rimanere calmi e ad astenersi dall’essere indotti a rispondere con la violenza in questo momento di crisi». 

Il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, Rev. Dr. Olav Fykse Tveit, ha dichiarato: «Mentre attendiamo ancora informazioni sui perpetratori e le loro motivazioni, condanniamo fermamente questi attacchi a danno di persone riunite in adorazione e ai turisti in visita nello Sri Lanka, e offriamo le nostre condoglianze a tutti quelli che hanno perso i propri cari in questi terrificanti atti di violenza».

«Come comunità mondiale di chiese – ha aggiunto Tveit – siamo particolarmente solidali con i cristiani dello Sri Lanka che sono stati attaccati in questo modo terribile mentre celebravano la risurrezione di Gesù Cristo, momento cruciale nel cammino di fede per tutti i cristiani».

«Prendere a bersaglio le chiese in questo modo è un attacco alla pace e all’armonia religiosa e al tessuto sociale e culturale della nazione, che da tempo lotta per difendere i principi dell’armonia religiosa e della diversità. (…) Nello spirito dell’amore di Cristo, in questo giorno di Pasqua, crediamo fermamente che la violenza, l’odio e la morte non avranno l’ultima parola».

«Un adeguato tributo alla memoria di coloro che hanno perso la vita in luoghi sacri di pace è vivere il difficile compito di dimostrare che il potere della pace e dell’amore è molto più grande del potere della violenza. Gesù Cristo, nostro Signore risorto, ha detto: “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giovanni 14, 27)», ha concluso Tveit.

Nel condannare gli attacchi terroristici, il vescovo anglicano di Colombo, Dhiloraj Canagasabey, membro del Comitato Centrale del Consiglio ecumenico delle chiese, ha dichiarato: «La Chiesa dello Sri Lanka condanna senza riserve questi atti di terrorismo vigliacchi e crudeli e trasmette le sue profonde condoglianze alle famiglie e agli amici di coloro che hanno perso la vita e sono stati feriti; desideriamo che tutti i feriti si riprendano completamente, preghiamo per loro e le loro famiglie affinché la presenza di Dio continui ad essere con loro in questa tragica esperienza».

Open Doors colloca lo Sri Lanka al 46° posto nella World Watch List dei 50 paesi in cui è più rischioso essere cristiani.

Lo scorso ottobre gli evangelici cingalesi hanno denunciato le crescenti violazioni della libertà religiosa; l’Alleanza Cristiana Evangelica Nazionale dello Sri Lanka (NCEASL) riportava ben 67 incidenti avvenuti da gennaio a settembre 2018

«Questi attacchi coordinati contro le chiese dello Sri Lanka sono stati programmati a Pasqua per instillare la paura nei cuori dei cristiani. Ma questa tattica non vincerà su questa Pasqua», ha dichiarato David Curry, direttore di Open Doors USA. «Invito tutti i cristiani a unirsi nel loro dolore e nel testimoniare di come Gesù trionfa sulla morte. Prendiamo posizione contro questo attacco, credendo fermamente che tutte le persone devono avere il diritto di adorare liberamente».

La Settimana Santa sta diventando un momento pericoloso in cui le minoranze cristiane affrontano violenti attacchi terroristici e le chiese in genere mettono in atto maggiori e più rigide misure di sicurezza. L’anno scorso, durante la Domenica delle Palme ci furono attacchi mortali contro i cristiani copti in Egitto.

Johnnie Moore, leader evangelico e responsabile della Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale, ha twittato: «I cristiani si svegliano ogni Pasqua e si chiedono: «“Dove” andremo a morire quest’anno? E non, “se” moriremo».

L’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, a nome della Comunione mondiale anglicana, appena ha appreso la notizia degli attentati ha dichiarato: «Coloro che sono stati coinvolti negli orribili e deprecabili attacchi contro le chiese e gli alberghi nello Sri Lanka saranno nelle preghiere di milioni di persone che celebrano la domenica di Pasqua in tutto il mondo. In questo santo giorno, sosteniamo il popolo dello Sri Lanka in preghiera, esprimendo condoglianze e solidarietà, e respingendo ogni violenza, odio e divisione».

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