A Verona «Un ordine patriarcale che cerca di imporsi»

La pastora e teologa battista Elizabeth Green: «E' ora di porre fine alla mistificazione sulla famiglia»

A Verona dal 29 al 31 marzo 2019 si terrà il XIII congresso mondiale delle famiglie (World Congress of Families, WCF). Il primo WCF venne organizzato a Praga nel 1997 e dall’edizione di Madrid del 2012 divenne annuale. Negli anni il WCF ha lavorato con numerose reti locali esercitando un’influenza sui governi dei vari paesi e interagendo con gruppi omofobi, antiabortisti, antifemministi e anti-LGBTQI di tutto il mondo. L’organizzazione no profit americana Southem Poverty Law Center, impegnata nella tutela dei diritti delle persone, ha classificato il WCF come “gruppo d’odio”.

Alla XIII edizione del Congresso parteciperanno relatori da tutto il mondo e anche tre ministri del governo italiano (il ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, il ministro per la famiglia e la disabilità Lorenzo Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti). Ci saranno Giorgia Meloni, il senatore della Lega Simone Pillon, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il sindaco di Verona Federico Sboarina.

L’organizzazione di questo congresso ha già suscitato notevoli polemiche e preoccupazioni per la presenza di oratori che inneggiano alla pena di morte per gli omosessuali, alla criminalizzazione dell’aborto e a altre forme coercitive di espressione delle sessualità, oltre che a una visione dei ruoli familiari che relega la donna essenzialmente fra le mura domestiche.

Per stimolare una riflessione protestante su questo tema abbiamo intervistato Elizabeth Green, teologa femminista e pastora presso le chiese evangeliche battiste di Cagliari e Carbonia. Tra le sue recenti pubblicazioni per Claudiana ricordiamo: Dal silenzio alla parola. Storie di donne nella Bibbia (2007), Vent’anni di teologia femminista (2011) e Padre nostro? Dio, genere, genitorialità. Alcune domande (2015).

 Il Congresso Mondiale delle Famiglie ha come obiettivo, così come riportato nel loro stesso sito, quello di “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”. Cosa ne pensa?

 È ora di porre fine alla mistificazione sulla famiglia. La famiglia cosiddetta naturale è una costruzione socioculturale che è emersa in un certo momento storico e in una certa area geografica. Se fosse “naturale” non sarebbe affatto necessario “affermarlo né difenderla”. Si imporrebbe naturalmente, per così dire.

Bibbia e famiglia. Che modelli troviamo nelle Scritture e quali sono i modelli che la Riforma e il protestantesimo hanno contribuito a sviluppare?

Le Scritture ricoprono un arco di tempo notevole e rispecchiano le diverse forme della famiglia presenti anche in aree geografiche diverse. Eviterei di parlare di modelli; ad esempio in alcuni passaggi delle scritture la “gravidanza per altri” sarebbe del tutto accettata come d’altronde la schiavitù. Il messaggio di Gesù invece è dirompente perché mette in discussione la forma vigente di famiglia per crearne un’altra basata non su legami di sangue, ma sulla fedeltà alla sua figura (Marco 3, 31-35). In questa famiglia tutti e tutte hanno piena e pari dignità. In questo modo il messaggio di Gesù dà la possibilità alle donne di sottrarsi a relazioni disuguali e talvolta pericolose. Ovviamente il discorso del rapporto tra Riforma e forme di famiglia è complesso (esistono ottimi studi in materia) ma forse è utile ricordare che il richiamo al Dio totalmente altro fa sì che il protestantesimo esiti prima di dichiarare qualsiasi formazione sociale espressione della volontà di Dio, perché equivarrebbe a commettere idolatria.

Tutti i punti del congresso delle famiglie (la bellezza del matrimonio, i diritti dei bambini, ecologia umana integrale, la donna nella storia, crescita e crisi demografica, salute e dignità della donna, tutela giuridica della Vita e della Famiglia, politiche aziendali per la famiglia e la natalità) hanno effetto diretto sui corpi delle donne, senza mai esplicitarli. Corpi che fanno paura, ma sui quali bisogna esercitare un potere. Si può parlare di cortocircuito culturale?

Più che corto circuito culturale parlerei di “contraccolpo del patriarcato”. Il dominio maschile (per usare le parole del sociologo francese Pierre Bourdieu) sta approfittando dell’attuale congiuntura per “riprodursi” colpendo donne e uomini già resi vulnerabili dalla crisi economica, dalla globalizzazione e dalle paure che queste generano. Colgo l’occasione per ricordare a tutti che è proprio all’interno della famiglia cosiddetta “naturale” che le donne subiscono abusi e vengono uccise.

E cosa accade nelle istituzioni evangeliche?

 Il dominio maschile condiziona tutte le istituzioni, incluso le chiese evangeliche.  A volte anche gli uomini delle nostre chiese, pastori e no, sostengono una posizione ambigua su questi temi. Sono anche gli uomini a doversi rendere conto di quanto sia alta la posta in gioco, rompere il silenzio e smettere di essere complici di un ordine patriarcale che cerca di imporsi.

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