Fede e politica? Certo che ci interessano!

La Federazione giovanile evangelica in Italia (Fgei) festeggia 50 anni e «riscopre» un’antica passione

Il XXI Congresso della Federazione giovanile evangelica in Italia (6-9 dicembre 2018, Centro Ecumene, Velletri) oltre a fare il bilancio degli ultimi trenta mesi di attività (il resoconto sarà presente nel prossimo Notiziario Fgei), ha rinnovato il Consiglio, che ha eletto come segretaria Annapaola Carbonatto, valdese di Torino, 24 anni.

L’abbiamo incontrata per confrontarci sulle prospettive della Federazione, che nel 2019 festeggia mezzo secolo. Un traguardo importante, che la riporterà in un certo senso alle origini. Infatti, spiega Carbonatto, per i prossimi campi Formazione e campo Studi (che negli ultimi anni avevano affrontato temi diversi, spiritualità, intercultura, democrazia, identità di genere) il Congresso ha scelto un tema unico: Fede e politica. «Dalle discussioni è emersa, anche con una certa sorpresa, la volontà di riprendere questo tema poco affrontato nello scorso mandato. Anche per la situazione sociopolitica che viviamo, con politiche sempre più indirizzate a creare un clima di paura, isolamento, discriminazione verso persone in situazioni economiche e sociali di difficoltà, ci è sembrato importante riflettere e lavorare su questo, chiederci che cosa possiamo fare come credenti». Temi che tra l’altro riguardano molto da vicino la Fgei e il suo Consiglio, considerando (osserva Carbonatto) che non tutte le persone che ne fanno parte sono nate in Italia o hanno la cittadinanza italiana.

Un tema, quindi, «Fede e politica», tutt’altro che relegato al passato: «Oggi è cambiato il modo di fare politica, di manifestare le proprie idee, rispetto a quando la Fgei è nata, ed è molto bello che si torni a parlare di fede e politica proprio quest’anno», osserva Carbonatto. «Ho notato una rinascita dell’attenzione verso la politica già prima delle ultime elezioni: abbiamo discusso molto sulle proposte che venivano fatte sui temi sociali, già nel mandato precedente c’era un’attenzione agli altri, alle altre, si è parlato spesso di “cura” cercando di fare un passaggio in più, verso l’accoglienza di chi arriva sulle nostre coste, di persone in difficoltà, o discriminate per vari motivi. Del resto, ritengo fondamentale interessarci alla politica, se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi, accoglienza e integrazione».

E, anche se nel periodo precedente non si era parlato esplicitamente di politica, temi politicamente «caldi» come l’identità di genere, la violenza di genere, la sensibilizzazione sui temi lgbtqi+, la smitizzazione della cosiddetta «teoria gender» erano stati centrali nella riflessione, come confermato dal Congresso, che ha espresso la volontà di creare un gruppo di lavoro per promuovere la sensibilizzazione a livello nazionale.

Un’altra caratteristica della Fgei attuale, l’eterogeneità della sua composizione, interculturale, denominazionale e di età, è secondo Carbonatto «di grande arricchimento e stimolo: i diversi background culturali influenzano i nostri dibattiti, ma soprattutto l’aspetto spirituale, così come la provenienza denominazionale: battisti, metodisti, valdesi hanno diversi modi di vivere ed esprimere la propria fede. A me, che ho avuto un percorso piuttosto lineare all’interno della chiesa valdese, questo è servito moltissimo, mi sono confrontata anche con persone che non si riconoscono all’interno di una denominazione specifica. Questo è uno degli aspetti più belli della Federazione, anche se non è sempre facile mettere in relazione chiese, esecutivi e persone che, per motivi diversi, non hanno una comunità di appartenenza».

Ecco, il rapporto con le chiese. In questi ultimi anni c’è stato un riavvicinamento, un’interazione maggiori, rispetto ad altre fasi della storia della Fgei: «Oggi c’è un dialogo forte tra Federazione, esecutivi e singole comunità. Ci si incontra, si fanno progetti comuni come il Convegno della Diaconia che si tiene ogni anno a Firenze, o si lavora insieme sul percorso interculturale di Eci (Essere chiesa insieme), che coinvolge molto i giovani, ed è uno dei punti su cui al momento occorre lavorare di più».

Per il cinquantenario della Fgei c’è un’altra bella sorpresa, annuncia Carbonatto, coinvolta fin dalla sua genesi insieme alla segretaria precedente, Francesca Litigio: la creazione dell’archivio della Federazione, un progetto in collaborazione con la Fondazione Centro culturale valdese di Torre Pellice, per cui è stato lanciato un appello a tutti gli ex fgeini e fgeine a raccogliere e inviare materiali (fotografie, locandine, testi scritti...), che saranno organizzati da una persona specializzata e resi consultabili. Una bella iniziativa, in un mondo che tende a rendere tutto provvisorio, effimero, e a non avere storia.

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