Una vita per correre e per ricordare: sempre

Shaul Ladany e la corsa della memoria a Torino

Lo sport lambisce a volte i luoghi delle fedi. Non è una novità, soprattutto non è la prima volta a Torino. Il precedente, illustre, è quello delle Olimpiadi invernali del 2006, quando gruppi di sportivi, tifosi, accompagnatori (soprattutto di area anglosassone e nordeuropea) avevano a disposizione una sala nella Casa valdese di c.so Vittorio Emanuele II, per ritrovarsi, pregare, stabilire contatti. E poi le Paralimpiadi, poche settimane dopo, quando la fiaccola passò dalla sinagoga e di fronte al tempio valdese, portata anche da una rappresentante valdese. «Riforma» se ne occupò, con interviste a un tedoforo, ex-calciatore e opinionista televisivo, e gente di sport.

Ora una nuova occasione si stabilisce in coincidenza con la Giornata della Memoria del 27 gennaio. Si svolge infatti domenica, con inizio alle 11,15, la terza edizione della «Run for Mem – Corsa per la memoria verso il futuro», organizzata dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, dalla Comunità ebraica torinese e dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah: una corsa non competitiva che si svolge a due livelli (e dunque due diverse lunghezze del percorso), a livello «stracittadino», accessibile a tutti e tutte, e a livello più impegnativo, da addetti ai lavori. L’edizione 2018 si era svolta a Bologna.

La particolarità è data proprio dal percorso, che tocca una serie di luoghi evocativi della storia, della memoria, della persecuzione ma anche, ovviamente, della speranza. Il via in piazza Madama Cristina, poche centinaia di metri dalla sinagoga e dalla Comunità ebraica; qui la prima sosta, in piazzetta Primo Levi; poi vengono toccati luoghi centralissimi e che ebbero –loro malgrado – un posto nella storia della persecuzione: la stazione di Porta Nuova, l’Università da cui, come nelle altre città, vennero espulsi i docenti definiti «di razza ebraica» dalle leggi fasciste, la tristemente nota caserma La Marmora di via Asti, sede di detenzione e tortura da parte degli aguzzini della Repubblica di Salò, la Mole Antonelliana che inizialmente avrebbe dovuto essere sinagoga (ora è sede del Museo del cinema), piazza Carlo Emanuele II, ex-ghetto. In alcuni di questi luoghi sono previsti interventi e letture, anche da parte dei ragazzi della scuola ebraica «Emanuele Artom».

Ma la corsa ha anche un ospite d’eccezione: Shaul Ladany, atleta dalla vita straordinaria. Bambino, dopo essere passato indenne attraverso il bombardamento nazista di Belgrado, dove è nato nel 1936, fu internato a Bergen-Belsen, campo di concentramento a cui sopravviverà. Trent’anni dopo, facendo parte della squadra olimpionica israeliana, scamperà all’attentato messo in atto da una formazione palestinese alle Olimpiadi di Monaco 1972, dove molti atleti israeliani furono uccisi.

Andrea Schiavon, giornalista della testata torinese «Tuttosport», a Ladany ha dedicato un libro, «Cinque cerchi e una stella» (Add edizioni, 2018, pp. 190, euro 9,90): il giornalista e l’atleta testimonial delle corsa incontreranno tra le 10 e le 12 il pubblico e i lettori nella libreria Claudiana di via Principe Tommaso, che – come i locali redazionali della Claudiana stessa e di «Riforma» e lo stesso tempio valdese – si trova a 60 m. dalla sinagoga. Una nuova occasione per ribadire la vicinanza fra le due minoranze religiose «storiche» in Torino: una vicinanza che si riaffermerà idealmente nelle prossime settimane, quando si ricorderanno le Lettere Patenti di Carlo Alberto e il riconoscimento dei diritti civili (il 17 febbraio per i valdesi, il 29 marzo per gli ebrei).

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