«Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti...».

Una confessione di peccato della nostra quotidianità

«Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti...». Sabato sera sono andata a un concerto del «Consorzio Anime Salve» (gruppo musicale torinese riconosciuto come Gruppo Tributo ufficiale dalla Fondazione De Andrè), e da allora questa strofa della Canzone del maggio di Fabrizio De Andrè risuona come un monito in me. «Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti».

È risuonata quando martedì mattina sono andata allo Sportello «orientamento lavoro» di un paese dell’hinterland milanese in cui opero. Nel corso di questo anno di apertura dello sportello, decine e decine di persone disoccupate sono entrate portandomi le loro storie e la loro richiesta di aiutarli a trovare lavoro; sono uomini, donne, italiane, stranieri, giovani, di mezz’età e anziani. Sono laureati (pochi, devo dire), sono analfabeti, in possesso della terza media o di un diploma superiore. Hanno lavorato per molti anni e hanno improvvisamente perso l’impiego,; non hanno mai lavorato e ora che il loro partner ha perso il posto devono attivarsi; hanno lavorato finché non sono nati i figli e poi hanno smesso per seguirli, e ora che i figli sono diventati grandi vorrebbero ricominciare; hanno smesso di lavorare per seguire un genitore molto malato che ora è morto, hanno lavorato sempre in nero e ora pensano alla pensione e cercano un impiego regolare.

Vengono dalle regioni del Sud Italia, sono nati e hanno sempre vissuto qui, vengono dall’Est Europa o dal Sud del mondo.

Io non posso fare molto per loro, li ascolto, li aiuto a produrre o risistemare il Curriculum Vitae, propongo loro alcune offerte di lavoro, li indirizzo ai luoghi dove poter attivare progetti di «Politiche attive del lavoro», spiego come muoversi nel mondo delle agenzie interinali e nei siti di ricerca di lavoro. Ma soprattutto li ascolto, cerco di non essere giudicante nei loro confronti, cerco di mettermi nei loro panni e di guardare il mondo con i loro occhi.

Le storie di queste persone, così diverse fra loro, mi mostrano però in modo chiaro quanto in questa società pesi in maniera enorme quanta fortuna hai avuto a venire al mondo in un posto piuttosto che in un altro, in una famiglia piuttosto che in un’altra. Lo studiare per quasi tutti loro non è importante, e quando arrivano ragazze o ragazzi ventenni che hanno solo la terza media mi dico che c’è qualcosa che non funziona.

Questa logica, queste opportunità negate non mi appartengono, mi sento assolta, ma sono lo stesso coinvolta.

È risuonata in me leggendo la notizia dello sgombero, della deportazione dei richiedenti asilo che erano ospitati nel «Cara» di Castelnuovo di Porto, così come è risuonata pensando alle persone lasciate in mare per giorni per questa crudele moda dei porti chiusi; è risuonata in me sentendo le continue notizie di violenza sulle donne, di aggressioni omofobe, di urla sguaiate e rabbiose che riempiono talk show e mezzi pubblici.

È risuonata in me riflettendo sul disastro ambientale e la non-volontà di intervenire da parte dei potenti della terra per rallentare la pericolosissima deriva su cui ci stiamo muovendo, ma anche la disattenzione degli ultimi, di noi uomini e donne di questo tempo che non siamo disposti a rinunciare a nulla, a modificare niente dei nostri comportamenti, anche se questi influenzano così tanto la situazione in cui siamo e in cui stiamo portando il nostro pianeta, le nostre figlie e i nostri figli.

Mi sento assolta perché non condivido nulla di tutto questo, perché aborro le politiche espulsive e disumane di questo governo, perché rispetto uomini e donne di qualsiasi paese, credo e orientamento sessuale, perché ho sempre pagato le tasse e spero di essere stata sempre onesta con me e con gli altri, perché ho cercato di passare i valori in cui credo a mio figlio e a mia figlia. Ma tutto questo credo che non sia sufficiente, sono comunque coinvolta, mi sento coinvolta perché mi accorgo che non riesco a muovermi dal mugugno, dalla rabbia, dai mal di pancia, dalla tristezza profonda, dal disagio di stare in questa società.

Sono coinvolta perché pur cercando di avere comportamenti il più possibile virtuosi, sono figlia di questo mondo, di questa parte del mondo e la mia lotta continua contro gli sprechi, per una economia più sostenibile sbatte la faccia con i limiti miei e del mio mondo. «E anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti». Credo che questa sia la mia confessione di peccato oggi, e credo che le parole di Fabrizio De Andrè siano il modo migliore per esprimerla.

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