La pace di Dio

Un giorno una parola – commento a Efesini 2, 17

Io farò con loro un patto di pace: sarà un patto perenne con loro
Ezechiele 37, 26

Con la sua venuta Gesù Cristo ha annunciato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini
Efesini 2,17

«Pace»: ecco un termine di cui si sente molto parlare. Anche nel nostro tempo che affronta e subisce violenza e guerre, la pace sta sulla bocca di molti. Spesso il concetto è stato torto a piacimento, ridotto slogan: «se vuoi la pace prepara la guerra», a pace forzosa, a pace fiscale, addirittura a «condono». Qui il contesto intende che si tratta di pace nella chiesa. Perché c’è bisogno di pace anche nella chiesa, anche all’interno della chiesa c’è un muro da abbattere, dice l’apostolo. Il muro è tra chi vuole continuare a osservare una certa tradizione e la vuole imporre agli altri, e chi, invece, ritiene che la fede in Gesù Cristo sia sufficiente in se stessa, anche senza l’osservanza della tradizione. Il problema non è piccolo: ci sono scontri tra i credenti di origine ebraica e quelli di origine greca, tra quelli che mangiano di tutto e quelli che mangiano solo qualcosa, tra chi si può avvicinare alla Santa Cena e chi no, tra chiesa gerarchica e chiesa democratica, e così di seguito. Un problema antico che sempre ritorna in diverse forme. A volte il muro è alto, ma non sembra il caso all’interno delle nostre chiese, a volte è basso... ma ci si inciampa lo stesso. Eppure Gesù Cristo è venuto per portare la pace di Dio, e la pace nella chiesa sarà anche la pace del mondo. Siamo tutti d’accordo e la sappiamo lunga sul tema - a partire dal significato del termine ebraico shalòm - ma poi, per testimoniare questa pace che sempre ci sta sulle labbra, concretamente che cosa facciamo?

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