La leggenda dell'anello, l'ecumenismo e la ricerca della verità

Le grandi famiglie confessionali alla vigilia della Settimana per l'Unità dei Cristiani che apre i battenti domani

C’era un padre che aveva tre figli. Il padre possedeva un anello preziosissimo, unico al mondo. Ogni figlio richiedeva al padre che gli lasciasse in eredità questo anello prezioso. Il padre, per non scontentare nessuno dei tre figli che amava allo stesso modo, commissionò a un orafo due copie del suo prezioso anello. L’opera dell’artigiano riuscì così bene che, a occhio umano, non si riusciva più a distinguere quale fosse il vero anello. L’autenticità dell’anello originale era gelosamente custodita dal padre. Quest’ultimo, una volta che le copie furono realizzate, consegnò separatamente a ogni figlio un anello. E ciascuno di loro era convinto di possedere l’unico anello del padre. L’anonimo narratore fiorentino del Duecento conclude il racconto: «E così ti dico che è delle fedi che sono tre: il padre di sopra sa la migliore; e li figlioli, ciò siamo noi, ciascuno si crede di aver la buona».

La famosa novella di origine orientale (VIII secolo) ha conosciuto, nel corso dei secoli, uno sviluppo storico tortuoso quanto fortunato. Grazie al fascino che il racconto, nella sua semplicità, trasmette. Le versioni più note della novella sono quelle ospitate nel Decameron di Boccaccio, via via sino a ritrovarla sulla bocca di Nathan il Saggio nel dramma illuminista di Lessing. Il racconto dei tre anelli contribuì a rafforzare l’idea, in particolare a partire dal XVIII secolo, che tra fedi diverse, dopo secoli di violenze nel nome di Dio e demonizzazioni reciproche, fosse necessario aprirsi alla tolleranza. Lo storico Roberto Celada Ballanti ha ripercorso in modo avvincente* la storia dell’interpretazione (e dell’applicazione) dell’antico racconto dei tre anelli, nei percorsi delle grandi religioni del libro: ebraismo, cristianesimo, islam. Non vi anticipo la conclusione a cui giunge lo storico, perché è sorprendente e merita scoprirla.

Quest’antica novella mi ha rinviato a due affermazioni di Gesù sulla verità. La prima è l’invito rivolto «a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”» (Giovanni 8, 31), mentre l’altra parola è la risposta alla domanda che Tommaso pone a Gesù: «“Signore non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?”. Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”» (Giovanni14, 5-6). La parabola dei tre anelli racchiude, sullo stesso piano, sia l’esigenza di conoscere la verità su Dio sia l’avvertimento che solo il Padre (Dio) conosce la verità. Detto altrimenti: nessuna religione può vantare una pretesa di esclusività.

Se collochiamo queste considerazioni sul terreno ecumenico, i tre anelli potrebbero essere le tre grandi anime del cristianesimo: in altri termini potremmo dire che, come discepoli e discepole di Gesù, consideriamo noi stessi, chi più chi meno, ricercatori di verità. Sapendo che la verità non è la nostra organizzazione religiosa, il nostro modo specifico di essere chiesa, ma è la persona di Cristo. Il quale non solo è verità sulla nostra vita e sulle nostre chiese, è anche il percorso che porta alla verità.

Alcune domande: possiamo affermare tra cristiani di confessioni diverse che, dopo secoli d’incomprensioni, guerre e reciproche squalifiche, questo convincimento sia condiviso? Possiamo sostenere che le nostre rispettive chiese non pretendono l’esclusiva della verità ma semplicemente, con parole e azioni, la indicano? Riteniamo, sì o no, che la verità di Cristo fa spazio, anche ad altre verità umane? Nel suo laboratorio di ricerca della verità, Cristo c’insegna a far posto ad altre persone, in particolare quelle che vivono nel bisogno, nella sofferenza, nella disperazione. Nei loro confronti non c’è bisogno di richiedere il test dottrinale. Possono entrare liberamente. La teologia, l’ecclesiologia verranno dopo che l’altro ha trovato il suo posto. Se si scavalca la premessa concreta dell’accoglienza dell’altro diverso da te, il lavoro teorico su Cristo-verità si riduce a un alibi per non metterci in gioco sino in fondo. L’attenzione radicale di Gesù verso l’altro, che tu non scegli ma che ti sceglie, ci mette in crisi. E ci cambia. Siamo di fronte a un passaggio difficile. Proprio perché è molto difficile, come ricercatori di verità, possiamo affrontare questo passaggio, insieme. Scoprendo così come l’ecumenismo che tende a Cristo sia faccenda umana prima ancora che dottrinale.

* R. Celada Ballanti, La parabola dei tre anelli. Migrazioni e metamorfosi di un racconto tra Oriente e Occidente. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, , 2017.

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