Usa: Idolatria e peccato delle armi

Ennesimo appello della Chiesa presbiteriana statunitense per bloccare il dilagare dell'utilizzo delle armi nel Paese

La Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti d’America interviene nuovamente sulle sparatorie di massa e sull’uso delle armi, in occasione della ricorrenza del massacro nella scuola elementare Sandy Hook del dicembre 2012 in cui vennero uccise 27 persone, 20 delle quali bambini di età tra i 6 e i 7 anni.

«Dobbiamo riconoscere la malattia della violenza armata insita nella vita stessa degli Stati Uniti: nelle nostre scuole, nei nostri luoghi di culto, nei nostri centri commerciali, nei nostri quartieri e campi da baseball, nei nostri cinema, bar, locali notturni e luoghi di ricreazione. L’amore di questa nazione per la violenza e le pistole è un peccato ed è tempo che ci pentiamo» si legge in un articolo pubblicato sul sito della missione presbiteriana negli USA.

Non si tratta solo del peccato di un uomo con una pistola, ma piuttosto di «un peccato nazionale che ha permesso all’idolatria delle armi di avere la precedenza sulla cura reciproca e sulla sicurezza dei nostri figli – prosegue l’articolo -. Nei sei anni trascorsi dal massacro di Sandy Hook, oltre 7.000 bambini sono morti a causa della violenza armata negli Stati Uniti».

La denuncia è anche relativa alle esercitazioni con tiratori e a quelle sul “lockdown” (porte chiuse e studenti a terra), allarme che si lancia in caso di penetrazione armata, procedure subite da milioni di bambini «nei luoghi in cui dovrebbero imparare, crescere e costruire fiducia».

Gli Stati Uniti, che rappresentano il 5% della popolazione mondiale, detengono il 31% degli autori di sparatorie di massa del mondo. Negli Stati Uniti inoltre le sparatorie di massa sono quasi una al giorno, ma costituiscono solo una piccola percentuale – meno del 2% – delle morti totali per armi. Gli USA sono il paese al mondo con la maggior percentuale di possesso di armi pro capite e con il più alto tasso di morti da arma da fuoco fra i paesi sviluppati. «L’accessibilità di qualsiasi tipo di arma da fuoco aumenta il rischio di violenza e questo è particolarmente eclatante per le cosiddette armi d’assalto, che non hanno altro scopo che di sparare e uccidere quante più persone possibile in rapida successione. Non sono armi da caccia, né armi per difendere una residenza o la sicurezza personale. Sono armi da guerra che non dovrebbero avere posto nelle mani dei civili. Alcuni di questi incidenti hanno le loro radici nella paura o nella rabbia, altri nell’isolamento o nella disperazione. Ma tutti questi eventi – il 100% di essi – hanno in comune che l’accesso alle armi negli Stati Uniti è facile. Se le pistole non fossero accessibili, le sparatorie di massa non sarebbero possibili».

La Chiesa presbiteriana contesta anche il fatto che i produttori e rivenditori di armi da fuoco siano stati ritenuti inoffensivi dal Protection of lawful commerce in arms act del 2005, che impedisce alle vittime di violenza armata e alle loro famiglie di cercare un risarcimento in contenzioso. Esprimendo vicinanza ai genitori della Sandy Hook e a tutte le vittime che desiderano ritenere responsabile l’industria delle armi da fuoco, l’articolo si conclude richiamando al buon senso e alla revisione della legislazione in materia e in particolare chiede di:

–          Vietare tutte le armi d’assalto e i caricatori ad alta capacità. Queste sono armi da guerra e non dovrebbero avere nelle mani dei cittadini comuni.

–          Attivare controlli a tappeto sull’acquisto di armi da fuoco.

–          Trasformare il traffico di armi in un crimine federale.

–          Abrogare la protezione del commercio lecito delle armi, che protegge i produttori di armi da fuoco e i concessionari dalle controversie delle vittime dei loro prodotti.

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