Stati Uniti, arresti al confine di leader religiosi in protesta

32 fra pastori, imam, rabbini incarcerati con l'accusa di aver tentato di valicare il confine in maniera irregolare per esprimere solidarietà alla carovana umana proveniente dal Centro America

Dopo un teso confronto con i funzionari al confine Usa-Messico lunedì 10 dicembre, giornata dedicata alla celebrazione della Dichiarazione universale dei Diritti Umani, almeno 30 membri del clero americano venuti per protestare contro il trattamento riservato ai richiedenti asilo centroamericani (ricordiamo il lancio di gas lacrimogeni il 25 novembre da parte delle forze di polizia statunitensi) e per condannare l'estensione di un muro di confine e la militarizzazione della zona, sono stati presi arrestati fra le proteste dei manifestanti.

Sacerdoti, pastori, imam e rabbini, nativi indigeni, circa 400 persone in totale, si sono inginocchiati al confine a sud di San Diego di fronte a una fila di agenti della pattuglia di confine statunitensi in tenuta antisommossa. Gli organizzatori della manifestazione hanno reso noto che 30 leader religiosi sono stati arrestati, ma un funzionario degli Stati Uniti per le dogane e la protezione delle frontiere ha alzato il numero a 32.

La polizia ha riferito che quasi tutti sono stati accusati di non aver rispettato le direttive dei funzionari federali e poi sono stati rilasciati, ma uno fra loro è imputato anche di aggressione o resistito a un agente - un'accusa che i manifestanti già contestano.

La manifestazione “Love knows no borders” (l’amore non conosce frontiere) è stata organizzata dall’American Friends Service Commitee, un gruppo di derivazione quacchera che ha riunito leader di ogni religione intenzionati a ribadire la frustrazione per le politiche migratorie messe in atto dall’amministrazione Trump. «Siamo arrivati da tutto il Paese per mostrare alla carovana di persone provenienti dal Centro America che esistono anche degli Stati Uniti differenti da quelli dei muri e dei gas lacrimogeni» ha raccontato alla stampa Lucy Duncan, fra le organizzatrici della giornata di protesta. Duncan ha aggiunto che la spinta ultima all’organizzazione del raduno è venuta dalla notizia della prossima chiusura di Friendship Park, un tratto di confine ovviamente militarizzato, ma in cui è consentito di comunicare attraverso le recinzioni e per questo è diventato luogo di incontro di amici e familiari dai due lati della frontiera e i gruppi religiosi lo hanno scelto quale ideale location per preghiere e culti.

Fra i partecipanti membri della Chiesa metodista, della Chiesa presbiteriana, della Ucc, la Chiesa unita di Cristo, delle comunità islamiche e di quelle ebraiche. Dopo un culto interreligioso e una conferenza stampa di presentazione è iniziata la marcia verso il confine. Sono stati quindi letti i nomi di coloro che sono morti nel tentativo di attraversare il confine statunitense, fra inni e cori di protesta.

Gli arresti sono scattati quando i manifestanti si sono avvicinati troppo alla linea di frontiera presidiata dalle forze dell’ordine.

«Siamo una nazione governata da leggi adottate nell'interesse di preservare la nostra civiltà. Ma quando tali leggi sono cooptate per l'avidità e il guadagno politico; quando tali leggi sono usate come armi di privazione del diritto di voto contro famiglie di afroamericani o nativi; quando tali leggi vengono eseguite in modo disumano, le persone di fede sono costrette a resistere nell'interesse di preservare la nostra umanità», ha affermato la pastora Tracy Blackmon della Ucc. «I diritti civili non possono esistere in assenza di diritti umani. Se la propria Fede non insegna questo, non è affatto Fede».

«Essere parte della folla di leader religiosi è stata un'esperienza potente ed emotiva. Siamo diventati, in quel momento, una voce sole che parlava per la coscienza collettiva di un'America che ricorda ciò che la nostra fede ci insegna«, ha aggiunto il pastore John Dorhauer, presidente dell’Ucc. 

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