In Togo appello delle chiese a spostare la data del voto

Non accenna a terminare la crisi politica nel paese africano. Nessuna delle modifiche costituzionali che dovevano esser preambolo alle elezioni sono state accolte. Da qui la richiesta delle chiese locali di un'assunzione di responsabilità da parte dei politici

In Togo, il 4 dicembre 2018, il giorno dell'apertura della campagna elettorale per le elezioni presidenziali previste per il 20 dicembre, è stato segnato dall'appello dell'opposizione a un giorno di sciopero per chiedere lo stop del processo elettorale. Le riforme previste non hanno avuto luogo, nonostante la tabella di marcia istituita con l'aiuto della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao), l’ente regionale che segue la crisi in corso. In particolare non sono state recepite alcune modifiche sulla limitazione del numero di mandati presidenziali, senza il quale il presidente Faure Gnassingbé può rimanere indefinitamente al potere, detenuto dal 2005 dopo 38 anni di regno del padre. In questo contesto di aumento della tensione, la Chiesa cattolica, la chiesa presbiteriana Evangelica del Togo (Eept) e la Chiesa Metodista del Togo (Emt) hanno chiesto il rinvio del voto. L’Eept e la Emt, entrambi membri del Cevaa, hanno pubblicato un messaggio pastorale congiunto nel corso di una conferenza stampa nel pomeriggio del 4 dicembre.

Ecco il testo:

«Cari fratelli e sorelle in Cristo, la sensazione di ansia mista a esasperazione che sembra invaderci in questo tempo di Avvento ci ha spinto a scrivere questo messaggio pastorale che richiede di rimanere saldi nella fede con una speranza viva .

Dio è con il popolo togolese, egli è l'Emmanuele. Ecco perché si unisce sempre a noi al culmine dei nostri dubbi, delle nostre angoscie. È lui a rimetterci in piedi nonostante la nostra situazione di astenia "sociale".

La situazione socio-politica che stiamo vivendo in Togo ci invita tutti a riflettere sulla nostra capacità di vivere insieme e superare le crisi. Nonostante i numerosi sforzi, nonostante le varie iniziative portatrici di un approccio risolutivo, la crisi togolese sembra refrattaria a tutto.

L'ultimo tentativo della Cedeao con l'adozione di una tabella di marcia per l'uscita dalla crisi non ha dato i risultati attesi: alle discussioni di interpretazione del documento, sono succedute le difficoltà di attuazione delle misure accettate dai protagonisti. Questo atteggiamento della nostra classe politica visceralmente ossessionato dalla difesa dei propri interessi politici solleva legittimamente questioni sul suo impegno nei confronti delle persone che aspira a guidare e sulla considerazione che ha per gli sforzi della comunità internazionale. Una valutazione obiettiva dell'attuazione delle raccomandazioni della tabella di marcia della Cedeao rivela un quadro misto: poche raccomandazioni sono state pienamente attuate e quelle poche sono controverse nei risultati raggiunti. Vogliamo fare riferimento, in particolare, alle raccomandazioni sulle riforme costituzionali e istituzionali e sul processo elettorale in corso.

È quindi con grande sofferenza che l'Eept e l'Emt deplorano le condizioni in cui le persone sono chiamate a impegnarsi in un nuovo processo elettorale.

Eppure, nel nostro appello del 24 luglio 2018, avevamo interpellato tutti i protagonisti della crisi sul fatto che "la memoria collettiva del popolo di Dio in Togo mantiene ancora vive le dolorose conseguenze dei fallimenti di soluzioni gestite in passato, soluzioni che hanno purtroppo colpito molte vite e famiglie e che il dovere evangelico di compassione ci costringe a non dimenticare ".

Pertanto, abbiamo sollecitato i principali attori impegnati nella risoluzione della crisi a misurare la gravità della situazione in modo che le soluzioni proposte non creino "un nuovo incubo per la gente".

Il clima di tensione e ansia che sembra regnare in questi momenti in cui tutta la comunità cristiana si impegna nella speranza dell'Avvento richiede che noi dirigenti della Chiesa interpelliamo la classe politica togolese senza eccezioni sul rischio una esasperazione della crisi sociale e un nuovo degrado del tessuto sociale.

Considerato tutto quanto sopra, vorremmo, in nome del primato della pace, chiamare le autorità a dare priorità alla ricerca di soluzioni consensuali e durature della crisi attuale, e a rinviare di alcuni  mesi le elezioni parlamentari previste per il 20 dicembre; se presa, tale decisione non dovrebbe essere interpretata come un segno di debolezza, ma piuttosto come un segno di amore per le persone e una manifestazione del senso di responsabilità di chi è coinvolto.

Un rinvio di alcuni mesi di elezioni parlamentari sarebbe, inoltre, una nuova opportunità per gli attori politici, possibilmente con l'aiuto di istituzioni religiose, per approfondire il dialogo per eliminare gli oneri (psicologici e di altra natura) che impediscono le riforme in corso e abbracciare così un processo elettorale consensuale. Come abbiamo detto nella nostra lettera pastorale del 30 giugno 2017, "l’interesse superiore della nazione Togolese richiede di superare la paura e di trovare il coraggio di esplorare modi e mezzi che possano rassicurare sulle conseguenze di una eventuale alternanza politica alla guida della nazione: si dovrebbe in effetti interiorizzare il principio secondo cui l'alternanza politica non conduce necessariamente a una "caccia alle streghe".

Ricordiamo la santità e la sacralità della vita di ogni togolese  e chiamiamo tutti e ciascuno, ovunque egli / ella si trovi, al rispetto per la vita e la dignità di suo fratello, di sua sorella e del popolo togolese».

 

 

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