Israele in piazza contro la violenza sulle donne

24 vittime nel 2018, numeri in crescita. MIgliaia di manifestanti a Tev Aviv e Gerusalemme per dire basta

La settimana scorsa, due ragazzine di dodici e sedici anni, Silvana Tsegai e Yara Ayoub, sono state uccise a Tel Aviv. Si sono uniti alla triste lista di ventidue donne uccise in violenze domestiche dall'inizio del 2018 in Israele, secondo le cifre dell'Organizzazione sionista internazionale delle donne. Un anno nero, mentre tra il 2016 e il 2017 erano state sedici le vittime di questo tipo di reato e tredici tra il 2014 e il 2015.

Indignati per la morte di Silvana e Yara, gli israeliani martedì 4 dicembre hanno marciato a migliaia a Tel Aviv e in tutto il paese scandendo slogan come "È un'emergenza" o "Sono una donna e sono in sciopero". La giornata è stata caratterizzata da una massiccia adesione allo sciopero delle donne dal lavoro, nonostante questo fosse stato indetto soltanto pochi giorni innanzi. I manifestanti hanno accusato il governo di Benjamin Netanyahu per la sua passività: lo Stato non ha ancora rilasciato i 67 milioni di dollari approvati lo scorso anno per prevenire la violenza contro le donne, anzi li ha congelati e per estrema beffa lo ha fatto con una decisione proprio il 25 novembre, giornata mondiale dedicata all’eliminazione della violenza sulle donne. Quanto al Parlamento, ha votato contro l'istituzione di un comitato investigativo parlamentare sul femminicidio in Israele.

Alle 10 del mattino sono stati osservati 24 secondi di silenzio in memoria delle 24 vittime da inizio anno. A coordinare le proteste centinaia di organizzazioni, ong, e associazioni femministe che hanno colorato le vie di Israele per dire basta!

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