Mattarella: «L’informazione, presidio democratico»

Per la settima volta, nel giro di pochi giorni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’attenzione sul ruolo essenziale della libertà di stampa

«Per la settima volta nel giro di poche settimane il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sentito il bisogno di richiamare l’attenzione sul ruolo essenziale della libera stampa nel garantire l’ordinamento democratico e la Costituzione», scrive sulle pagine di Articolo 21  Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana – Fnsi. L’ultimo richiamo di Mattarella infatti, è arrivato proprio ieri, attraverso il messaggio di saluto inviato all’Associazione della stampa parlamentare in occasione dei suoi cento anni di attività.

«In questo secolo di vita i giornalisti hanno accompagnato le vicende alterne del Parlamento italiano contribuendo a scriverne di fatto la storia attraverso la cronaca quotidiana degli avvenimenti. […] Com’è noto – ha evidenziato nel suo intervento il presidente Sergio Mattarella , la nostra Costituzione non si limita a stabilire principi e valori, ma chiede allo Stato di farsi parte attiva per il loro raggiungimento. Questo vale naturalmente anche per la libertà di opinione e di espressione», ed ha proseguito «il pluralismo informativo è un valore fondamentale per ogni democrazia che va difeso concretamente attuato e sostenuto».

La libertà d’informazione, dunque, è un «presidio essenziale per la democrazia».

Continui richiami, quelli del presidente, ritenuti da qualcuno, come ad esempio da il Giornale.it  una «guerra ai tagli all’editoria» e che «il Capo dello Stato sta vivendo una fase di pressing. Siamo ormai all’ottavo o nono monito presidenziale sull’argomento – scrive Massimiliano Scafi –, è diventato quasi un chiodo fisso. Stavolta però si cominciano a vedere i risultati: i Cinque stelle hanno ritirato dalla finanziaria l’emendamento che tagliava i fondi ai piccoli editori», facendo riferimento all’emendamento proposto da Adriano Varrica del Movimento 5 Stelle, una mossa che avrebbe di fatto «tagliato» ciò che rimaneva nel cassetto, circa 60 milioni di euro, del fondo per il pluralismo, e mettendo a rischio circa 2 mila posti di lavoro in 48 testate indipendenti, locali e delle minoranze linguistiche.

Una mossa politica, il ritiro «dell’emendamento Varrica» dalla finanziaria, che non ha completamente rassicurato e convinto sino in fondo, ieri infatti il sottosegretario all’editoria Vito Crimi ha ribadito l’intenzione di non voler tornare indietro rispetto ai tagli.

La Federazione Nazionale della Stampa e il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, con il suo presidente Carlo Vernahanno chiesto di eliminare completamente il testo «per evitare che vadano a segno altri tentativi, peraltro annunciati, di penalizzare il mondo dell’informazione».

L’emendamento Varrica, lo ricordiamo, avrebbe penalizzato solo una fetta di editoria, tolto i finanziamenti a testate giornalistiche che in questi ultimi anni avevano già subito diversi tagli ai contributi. Una volta i finanziamenti all’editoria toccavano i 500 milioni di euro, questo sino al 2009, poi sono stati dimezzati e ridotti a circa 150 milioni. Sino all’ultima riforma del 2016, dove nel «Fondo per il pluralismo e l’innovazione» erano rimasti a disposizione poco più di 50 milioni, contributi diretti da spartire tra 48 testate regionali e nazionali e un centinaio di testate locali e tutte facenti capo a cooperative o imprese senza fini di lucro. Un bell’approfondimento è disponibile su Avvenire, (quotidiano che proprio in questi giorni festeggia i suoi primi cinquant’anni di pubblicazioni con tre edizioni speciali e al quale Riforma.it invia i migliori auguri ringraziandolo per aver illuminato, continuando a farlo, le periferie dimenticate del mondo, una delle poche testate italiane che dedica attenzione agli esteri) beneficiario dei contributi per l’editoria, uscito domenica scorsa: «Una somma complessiva che equivale a meno di un decimo dei ricavi di uno solo tra i grandi gruppi editoriali italiani – ricordano D’Angelo, Picariello, Pini e Spagnolo –. O se si preferisce al 2,5% del gettito del canone Rai, un micro-stanziamento nella grande “torta” della spesa pubblica italiana da 800 miliardi».

«Il presidente Mattarella – rileva infine Giulietti – ricordando quanto l’informazione sia un presidio per la nostra democrazia percorre molti dei suoi interventi, a cominciare da quello pronunciato a Merano, dove ha ricordato il ruolo che lo Stato può e deve esercitare nel garantire, anche con i contributi pubblici, le voci delle minoranze territoriali, linguistiche, politiche, religiose, sociali. Appare sempre più evidente – prosegue – che le sue parole suonano distanti anni luce da chi ha aggredito e ingiuriato giornali e giornalisti, minacciando di tagliare i fondi destinati alle minoranze e di approvare una legge sul “conflitto di interessi” capace di “imbavagliare” le realtà “sgradite” ai nuovi oligarchi».

Il prossimo 10 dicembre, conclude Giulietti «ci riuniremo, con chi vorrà esserci, sotto la sede del ministero guidato da Luigi Di Maio insieme a una rappresentanza dei giornalisti precari, dove non mancheremo di ricordare che “la libertà di informazione è un presidio democratico…”».

Foto Quirinale: 26/07/2017 - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di consegna del «Ventaglio» con giornalisti e membri dell’Associazione stampa parlamentare 

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