Sermoneta: «Chanukkah è il tempo della nostra ebraicità»

La festa che celebra il ricordo della riconquista dei Maccabei del Tempio di Gerusalemme ha un significato profondo: la sfida dei nostri giorni, quella della convivenza delle culture, la vittoria della luce sul buio e del bene sul male

«Cosa ci ricorda realmente la festa di Chanukkah? O meglio: qual è la sua essenza, il suo profondo significato? […] Il significato e l’essenza della festa di Chanukkah non sono altri che l’ebraicità. Se dovessimo dare un appellativo alla festa, la chiameremmo “zeman jahadutenu – il tempo della nostra ebraicità”», ricorda Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna su Moked, il portale dell’ebraismo italiano.

Chanukkah o festa delle luci - 5779, inizierà ufficialmente con l’accensione della prima candela domenica 2 alle 16 e proseguirà negli otto giorni successivi, dal 3 sino al 10. Festa che generalmente cade nel mese di dicembre, il mese ebraico di Kislev: «in cui sono avvenute soltanto cose buone al popolo ebraico. Chanukkah – scrive Sermoneta –, è il simbolo del grande miracolo in cui il popolo sconfigge il pericolo sempre in agguato dell’assimilazione; è il momento in cui si esalta il valore dell’olio, l’unico elemento liquido che, se mescolato con qualsiasi altro liquido, mantiene inalterate le sue caratteristiche».

La festa celebra il ricordo della riconquista dei Maccabei del Tempio di Gerusalemme profanato dai Greci, ma ha il suo significato più profondo nel messaggio che porta: la sfida dei nostri giorni, quella della convivenza delle culture, la vittoria della luce sul buio, del bene sul male.

«Il lume utilizzato per accendere le candele si chiama chanukkiah e le sue otto luci devono essere disposte in fila, mai in senso circolare, e tutte allo stesso livello, tranne una, lo shamash, il nono lume che serve ad accendere gli altri e che deve essere più in alto».

L’ottavo giorno di Channukah «ha un significato particolare come momento culmine della festività: il numero 7 rappresenta la settimana, lo Shabbat, gli anni sabbatici, l’omer (7X7). Il numero 8 che è uguale a 7 +1, è un giorno dopo che le cose furono completate. 8 è quindi oltre il tempo, è l’eternità. L’ottavo giorno è l’essenza di Chanukkah e il ricordo della Luce che è per sempre presente nel mondo».

Fra un lume e l’altro occorre il giusto spazio perché le fiammelle non si mescolino: «non si può accendere una nuova fiammella da una di quelle già accese nella chanukkiah, ma solo dallo shamash».

Per Sermoneta essere ebrei secondo ciò che rappresenta Chanukkah è spiegabile con tre cose fondamentali: «non si vive soltanto attraverso l’esclusiva realtà […]; essere ebrei significa essere diversi, significa essere pronti a vivere di fronte ad importanti e numerose popolazioni, ben più “potenti” di noi che a volte, ridono e deridono delle nostre usanze e del nostro comportamento […]; infine che la festa di Chanukkah ci insegna che ogni ebreo deve elevarsi […] distinguersi […] mantenere vivo quel lume che ha dentro di se, per mantenere vivo il nome del suo popolo secondo l’insegnamento di chi ci ha preceduti».

Le origini e gli aspetti storici della ricorrenza di Chanukkah sono disponibili sul sito della comunità ebraica di Bologna

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