Ecumenica 2018: Immigrazione, accoglienza, diritti

A Torino lunedì 3 dicembre il convegno che riunisce esponenti delle fedi presenti in città

«Immigrazione, accoglienza, diritti»: un tema che ricorre tutti i giorni in assemblee ma anche in manifestazioni e incontri ecumenici; a Torino, lunedì 3 dicembre, sarà anche il tema dell’annuale convegno di Ecumenica, rassegna nata una ventina d’anni fa anche con proposte cinematografiche. Ne parliamo con il principale animatore, Giuseppe Valperga, critico cinematografico, autore teatrale, editore indipendente. «Il progetto nasce al tramonto del secolo scorso – ci dice –, a seguito delle riflessioni fatte sull’arrivo da altri paesi di persone di diverse fedi, che arrivando in Italia avevano e hanno oggi anche dei forti bisogni spirituali, oltre alle altre necessità della vita. Il primo progetto fu di creare una rassegna che potesse presentare film e video in lingua originale provenienti da India, Sud America, Filippine, dai paesi arabi e da Israele, perché le comunità che aderivano erano rappresentative delle fedi presenti in Torino e anche sul territorio regionale; dopodiché, con la nascita del “Comitato Interfedi” in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, Ecumenica propose un’edizione affiancata da un convegno con esponenti delle religioni. Quel primo convegno fu dedicato, ovviamente, al tema delle “Le religioni e lo sport”. E poi via via i convegni negli anni successivi su vari temi, nel rispetto di tutti e del fatto che il tavolo fosse sempre “rotondo”, mettendo tutti alla pari».

Un aspetto simpaticamente collaterale era quello del poter poi mangiare insieme, a partire dal convegno su cibo e religioni: Altri temi affrontati?

«Il convegno sul cibo è stato uno dei primi; lo scorso anno abbiamo riflettuto sul tema “Dire Dio alle nuove generazioni»: come si pongono le fedi per un futuro di possibile trasmissione ai giovani?”; l’anno prima il tema era stato “Riforma e tradizione nelle religioni” mentre nel 2013 era stato “Globalizzazione oppure occidentalizzazione? Il contributo delle fedi al mondo globale” e l’anno ancora precedente “La ricchezza del ruolo delle donne nelle religioni”».

– Il tema di quest’anno è invece di drammatica attualità...

«Siamo in un’epoca di transizione, anche se si tratta di un processo che è in atto da molto tempo. Eppure sembra che non ci si renda conto di quanto è già accaduto, di quanto la nostra società si sia già trasformata a seguito degli eventi migratori. Il convegno quindi, auspicabilmente, dovrebbe fare il punto su questa situazione ma soprattutto sul fatto che tante notizie sull’immigrazione passano senza essere percepite. Ci sono polemiche, ci sono tante notizie false, ma ci sono anche delle realtà che dovrebbero essere messe in luce, proprio per rispettare i diritti, non solo politici ma anche umani, di tutti, sia dei paesi che accolgono (o dovrebbero accogliere) e di quelli di provenienza dei migranti – sia dei singoli: i profughi che scappano perché la loro vita è a rischio, ma anche quelli che si muovono in cerca di un futuro migliore, senza dimenticare che quelli più poveri di tutti neanche riescono a partire. Nel bene e nel male, questa è una società di cui tutti facciamo parte».

– In questo quadro, allora, le religioni hanno un ruolo particolare?

«Sicuramente. Sarebbe sufficiente che le religioni mettessero in pratica i loro stessi principi».

– È un caso che una iniziativa di questo genere avvenga a Torino?

«Il convegno va avanti, negli anni, con il sostegno fondamentale dell’otto per mille della Chiesa valdese, nei cui locali anche si svolge, ed è promosso anche dal Centro culturale protestante, da “Riforma” e dal Comitato Interfedi. Ci sono un’apertura e un interesse per queste tematiche, che a Torino, sì, sono particolarmente vivi perché la realtà religiosa torinese è estremamente variegata ed è legata storicamente anche alle attività economiche della città. L’immigrato a Torino si trova a contatto con una cultura che da molto tempo conosce che cosa significhino le trasformazioni sociali».

Il convegno di Ecumenica si tiene a Torino lunedì 3 dicembre dalle 18 alle 21, nel Salone della Casa valdese – corso Vittorio Emanuele II, 23.

Dopo i saluti di Maria Bonafede (pastora della chiesa valdese) e di Valentino Castellani (presidente Comitato Interfedi della Città di Torino), interverrà Furio Colombo presentando il suo libro «Clandestino. La caccia è aperta», in dialogo con Avernino Di Croce. Relatori della tavola rotonda saranno Younis Tawfik (scrittore, direttore del Centro culturale italo-arabo Dar Al Hikma di Torino) e Maria Bottiglieri (Città di Torino – Gabinetto della Sindaca. Cooperazione internazionale e Pace).

Al dibattito aperto al pubblico parteciperanno, con la conduzione di Giuseppe Valperga, religiosi rappresentanti della Chiesa cattolica, delle chiese evangeliche battiste, metodiste, valdesi, della Chiesa evangelica luterana, della Chiesa ortodossa rumena, della Comunità ebraica, della Comunità islamica, dell’Unione induista italiana, dell’Unione buddista italiana, della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, della Fede Baha’í, dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai.

Per informazioni: segreteria della chiesa valdese di Torino 011-6692838; e-mail: segreteria@torinovaldese.org

 

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