Inaugurata a Bucarest la più alta cattedrale ortodossa al mondo

Di fronte al Parlamento, i poteri temporali e spirituali si rinsaldano. Polemiche sui costi pubblici dell'opera in una nazione in crisi

Decine di miglia di fedeli hanno partecipato domenica 25 novembre all’’inaugurazione di una gigantesca cattedrale ortodossa a Bucarest, in Romania. La più alta al mondo con i campanili che arrivano a 120 metri di altezza. Potrà ospitare all’interno fino a cinquemila persone (se si considera la grande spianata esterna il numero si impenna a centoventicinque mila persone) ed è finita al centro delle polemiche per i costi di costruzione, lievitati rispetto ai progetti iniziali e con previsioni finali incerte, dal momento che mancano molti elementi alla realizzazione completa, prevista per il 2024.

Ci sono stati anche alcuni feriti fra la folla che premeva per entrare e la polizia chiamata a presidiare l’area e a contingentare gli ingressi. Il culto di consacrazione della cattedrale, guidato dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e dal patriarca della Chiesa ortodossa romena Daniele, è stato realizzato proprio ora per celebrare i 100 anni dalla nascita della moderna Romania, sorta dal disfacimento degli imperi centrali alla fine del primo conflitto mondiale. Un anniversario politico dunque per un momento invece di profondo misticismo.

Tale commistione fra potere temporale e potere spirituale appare evidente da vari fattori: intanto i costi di costruzione sono coperti per il 75% da fondi statali. La stima iniziale parlava di 80 milioni di euro per l’intera opera; ora siamo già a 110 milioni ma mancano ancora moltissime opere di corredo: le decorazioni interne ed esterne, un museo del cristianesimo, un hotel, una biblioteca, la residenza del patriarca e i relativi uffici, 4 padiglioni dedicati agli apostoli e riservati ognuno ad attività specifiche quali l’azione medica e sociale, l’accoglienza dei pellegrini, la proposta culturale. Studi indipendenti parlano di un costo finale che potrebbe lievitare fino a 400 milioni di euro. Da qui le polemiche, in una nazione in cui le infrastrutture esistenti sono fatiscenti (ospedali, scuole, autostrade) e non mancano certo luoghi di culto. Ma i governi che negli ultimi dieci anni si sono ben guardati dal rivedere il progetto faraonico della cattedrale.

A partire dal 2005 quando l’esecutivo guidato dal partito liberale ha offerto alla Chiesa ortodossa 11 ettari di terreno nell’area alle spalle del Parlamento (la Casa del Popolo dei tempi di Ceausescu). Dal momento che il Parlamento è il secondo edificio più grande al mondo dopo il Pentagono, i vertici dell’ortodossia romena non hanno evidentemente voluto essere da meno.

«La costruzione è stata una necessità – racconta Vasile Banescu, portavoce del patriarcato-. Con l’88% degli abitanti che si dicono ortodossi, l’attuale cattedrale di Bucarest risulta troppo piccola per ospitare i fedeli durante le festività religiose. La Romania inoltre ha bisogno di una cattedrale nazionale rappresentativa, che simboleggia la fede, la libertà e la dignità della gente».

Sembra più questa seconda la vera motivazione: uno di fronte all’altro, i palazzi del potere dello Stato e della Chiesa sono lì a ricordare il legame strettissimo fra le due componenti. «La chiesa rivendica un ruolo primordiale nella formazione e nella preservazione dell’identità romena – afferma Cristian Pirvulescu, docente di Scienze politiche all’università di Bucarest- e i politici, in crisi su tutto, assecondano questa narrazione al fine di trarne vantaggio di immagine.

Senza accorgersi che forse il vento è già cambiato, se è vero che oltre il 60% della popolazione si dichiara non credente (dato che cozza con quanto affermato sopra dal patriarcato romeno) e che il recente referendum contro le unioni omosessuali è stato bocciato nonostante la grande campagna per il si della chiesa stessa e del governo. Ma alle urne si sono recati solo il 20% degli aventi diritto. Un flop che segna la frattura fra mondo reale e mondo dei sogni. 

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