Condividere ciò che abbiamo

Un giorno una parola – commento a Ebrei 13, 16

Dividi il tuo pane con chi ha fame
Isaia 58, 7

Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace
Ebrei 13, 16

Le comunità cristiane delle origini difficilmente appaiono come composte di benestanti. Ve ne dovevano essere poche di persone ricche e sfarzose. L’esortazione, però, non è quella di andare a mendicare, bensì quella di condividere quel (poco) di cui si dispone. 

Un cuore insensibile e chiuso ai bisogni dell’altro/a avrebbe potuto dire: non ne ho a sufficienza, nemmeno per i miei figli; non posso dare nulla. Eppure, con tutta evidenza, tutti si nutrivano e avevano pane per la giornata. Forse non avevano tesori da accumulare, ma lo scrittore non si rivolge ai possessori di ricchezze, altrimenti non avrebbe scritto «mettete in comune quel (poco o molto) che avete». Egli si rivolge a tutti per muoverli ad abbandonare l’egoismo e così fare cose gradite a Dio.

Viene introdotta la parola «sacrifici», che non va intesa nel nostro senso comune di privazione o di rinuncia a qualcosa che ci procurerebbe piacere. Il sacrificio cui allude lo scrittore era un’offerta presentata a Dio, per lodarlo o per ringraziarlo. Nel mondo antico era l’offerta di un animale che, appunto, veniva sacrificato, uccidendolo e bruciandolo sull’altare. La comunità cristiana, invece, vive nella consapevolezza che il sacrificio con dolore e versamento di sangue l’ha fatto Cristo, una volta per tutte, con la sua morte in croce. 

Ora non si sollecitano sacrifici che causano dolore e morte, o difficilmente realizzabili, ma vengono sollecitati quelli che danno gioia nella condivisione, che sarà tanto maggiore, quanto più è gradita da chi è nel bisogno. Dio, infatti, benedice e apprezza il condividere il pane con l’affamato, la casa col forestiero, la cura con chi fugge da malattie e morte.

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