Un sogno e una promessa

Un giorno una parola – commento a Genesi 28, 15

Il Signore disse a Giacobbe:«Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto»
Genesi 28, 15

Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe
Ebrei 11, 21

Nella fuga verso Caran, Giacobbe ascolta questa Parola, una promessa. Egli incontra il Signore in sogno, mentre dormiva in un certo luogo. Sogno che non è meno reale della realtà in cui viveva, fatta purtroppo di paura, solitudine e senso di colpa: il fratello gemello Esaù voleva infatti ucciderlo perché Giacobbe gli aveva rubato la primogenitura e la benedizione da parte del padre Isacco. Tale sogno gli permette, quindi, l’entrata nella sua vita di un’alternativa, di un futuro con Dio che gli promette: una terra, quella dove stava coricato; una discendenza; una presenza e la sua vicinanza; un’azione, cioè la sua protezione; il ritorno a casa, cioè quel luogo in cui egli si trovava e che consacrerà al Signore, chiamandolo Betel, cioè casa di Dio. 

Betel, che è anche la casa di ciascuno e ciascuna di noi, quel luogo in cui nella nostra vita, per la prima volta, abbiamo incontrato Dio. Prima o poi ci ritorniamo, forse anche più di una volta. Ci ritorniamo grazie a Lui, grazie a questa promessa che oggi trova in Gesù Cristo il suo compimento, perché è solo in Lui che anche noi entriamo a far parte del suo regno e della sua discendenza. Solo in Lui che è risorto dai morti, per mezzo dello Spirito Santo, possiamo avere la certezza della Sua presenza - “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente” (Mt. 28, 20b) promette Gesù ai suoi discepoli. 

Solo in Lui possiamo ricevere anche a noi un futuro alternativo fatto di vita e di vicinanza e di protezione perché il nostro mondo, che non è più lasciato a se stesso, alle sue risorse, ai suoi governi, ai suoi conflitti e alla sua disperazione, diventa un luogo di possibilità in cui Dio interviene e ci dona la speranza che la nostra precarietà attuale può essere trasformata diventando stabilità solo se apriamo gli occhi del nostro cuore a quella promessa e crediamo che, oggi stesso, essa possa trovare il suo compimento in Gesù Cristo, Parola di Dio e grazia per tutti e tutte noi.

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