Rimanere fedeli a Gesù

Un giorno una parola – commento a I Giovanni 2, 24 

Parla, Signore, poiché il tuo servo ascolta
I Samuele 3, 9

Quanto a voi, ciò che avete udito fin dal principio rimanga in voi. Se quel che avete udito fin dal principio rimane in voi, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre
I Giovanni 2, 24

Viviamo tempi in cui ognuno/a pensa solo a se stesso/a e a fare i suoi affari. Ognuno/a di noi è universo a se stesso/a. È sempre più difficile che rimanga in noi “quello che abbiamo sentito fin dal principio”. È sempre più difficile che sia testimoniato “quello che abbiamo sentito fin dal principio” ed è molto più facile negarlo. Di conseguenza è sempre più difficile rimanere nel Figlio e nel Padre. 

Tuttavia, dopo una lettura attenta dell’intero capitolo 2 della I Giovanni scopriamo che questa debolezza, questa mancanza di forza può essere trasformata in coraggio dal comandamento antico, il quale è allo stesso tempo nuovo: il comandamento d’amore.Un comandamento attraverso il quale il Signore ci invita ad essere i suoi partner moralmente responsabili del patto di grazia e della riconciliazione. Essere in lui vuol dire andare incontro con fede alle sorprese che appartengono al dramma esistenziale dell’essere umano e non essere prigionieri delle certezze di un sistema stabile.

Rimanere nel Figlio si traduce con il rimanere fedeli al contenuto del comandamento di Dio: Gesù. Il comandamento di Dio, però, non è una regola ma un evento che rafforza sempre di più la nostra relazione con il Padre attraverso il Figlio. Il comandamento d’amore si manifesta nella nostra vita nella storia di Gesù, nelle sue azioni e nel nostro agire in conformità della storia di grazia di Dio con noi; ci ricorda inoltre l’atto d’amore che Dio ha manifestato per l’umanità. Infine, rimanere nel Figlio significa essere riconoscenti a Dio per il suo atto estremo d’amore per noi, e seguire la luce che promana da Gesù per la vita eterna.

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