L’opera di Cristo per l’umanità

Un giorno una parola – commento a Apocalisse 1, 5-6 

Non si contamineranno più con i loro idoli, con le loro abominazioni né con le loro numerose trasgressioni; io li tirerò fuori da tutti i luoghi dove hanno abitato e dove hanno peccato, li purificherò; essi saranno mio popolo e io sarò loro Dio
Ezechiele 37, 23

Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe della terra. A colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen
Apocalisse 1, 5-6

Gesù ha dato la sua vita per la nostra liberazione, e la sua risurrezione è l’evento che ha inaugurato una nuova era; è il segno che il tempo è ormai venuto. La sua risurrezione equivale alla sua intronizzazione come re universale che mette tutti i nemici sotto i suoi piedi e distrugge la morte (cfr. I Cor 15, 20-28). Il suo amore incondizionato, totale e assolutamente gratuito per l’umanità è perfetto. Ci ha amati prima che noi potessimo amarci l’un l’altro/a. 

Egli è il salvatore misericordioso che ci ha cercati e trovati dovunque ci fossimo persi, smarriti. Una volta ritrovati e trasformati dalla sua grazia possiamo cominciare ad imparare a offrire con umiltà il nostro amore limitato a coloro che ci circondano; possiamo imparare a vivere la nostra vita senza frustrazioni e prendere coscienza del fatto che essa vale la pena di essere vissuta. 

Non ci sentiamo più come fossimo soltanto un peso, un problema, una fonte di conflitto o sfruttatori del tempo e dell’energia altrui. Gesù ci ha ridato la dignità e ci dà dei compiti nonostante i nostri fallimenti continui. La sua bontà ci attrae e noi lo ringraziamo per averci offerto il perdono. La nostra gratitudine va al Signore per il suo dono d’amore concretizzato nella nostra nuova vita in Lui.

La promessa «Voi sarete per me un regno di sacerdoti, una nazione santa» (Esodo 19, 6a) si adempie nell’opera di salvezza di Gesù secondo cui noi possiamo essere un regno di sacerdoti; confidarci, lasciare cadere le nostre paure in Lui e seguire la volontà di Dio.

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