Dell’aldilà e dall’aldilà

La presentazione dell’ultimo libro di Paolo Ricca nella consueta serata «presinodale» dell’editrice Claudiana

Un tempo era il tema intorno a cui ruotavano i grandi interrogativi dell’esistenza; la vita umana era pesantemente condizionata dal «dopo», dalla necessità di «prepararsi» alla morte, tema su cui esistevano veri e propri manuali. Oggi si tende a rimuoverla dal nostro orizzonte, le chiese stesse ne parlano pochissimo, in pratica solo quando sono obbligate a farlo, cioè durante i funerali.

Da queste osservazioni si è sviluppato l’ultimo libro di Paolo Ricca (Dell’aldilà e dall’aldilà. Che cosa accade quando si muore?) e la relativa presentazione, sabato 25 agosto, in occasione della serata organizzata dall’editrice Claudiana nella cornice della Civica Galleria «Filippo Scroppo» di Torre Pellice, che da alcuni anni ospita con successo questo e altri eventi «presinodali» (come l’incontro organizzato dalle donne evangeliche della Fdei e della Ffvm, tenutosi poche ore prima).

Nella sala gremita si è costruito un denso dialogo tra l’autore ed Eliana Bouchard, le cui domande hanno sviscerato il libro, pubblicato a quarant’anni da Il cristiano davanti alla morte, di cui costituisce un’ideale prosecuzione, per condurre gli uditori nella riflessione su un tema, per l’appunto, emarginato e di cui invece, ha sostenuto Ricca, «bisogna avere il coraggio di parlare», superando l’idea che solo gli ingenui e gli sciocchi ci credono, e colmando quello che il professore ha definito «un grave deficit della predicazione cristiana», una vera e propria «castrazione dell’Evangelo». Anche se la Bibbia è scarna di informazioni sull’aldilà, e l’Antico Testamento non se ne occupa, il Nuovo Testamento in un certo senso ruota intorno a essa, essendo incentrato sulla Risurrezione: «lo afferma ma non lo descrive», ha sintetizzato Ricca.

D’altronde, come descrivere qualcosa che nessuno ha mai visto e di cui molti negano l’esistenza? Ma, allo stesso tempo, si chiede il teologo, come si può descrivere qualcosa se non per mezzo di immagini, e quindi di immaginazione? Impossibile, da qui il ricchissimo bagaglio che ogni cultura ha elaborato per raccontare l’altro mondo: letteratura, arti figurative, musica, cinema, ovviamente teologia e filosofia, di cui nel libro e nella serata sono stati dati alcuni assaggi, in un viaggio interdisciplinare dall’inferno dantesco a Barth e Bonhoeffer, dal monumento delle fosse ardeatine alla musica di Bach.

La struttura stessa del libro, 180 pagine scorrevoli con 8 illustrazioni, include diverse forme espressive, tra cui un «eserciziario con verifiche» (lo ha definito Bouchard), una «palestra» (l’ha chiamato Ricca) che sotto il titolo Appendici contiene tre brevi testi di Lutero, Calvino e Bonhoeffer, con notevoli spunti di riflessione, nonostante le distanze che intercorrono tra noi e loro (per lo meno i primi due). Da queste rappresentazioni il mondo moderno sembra lontano anni luce: eppure oggi, osserva Bouchard, prosperano saghe, letterarie e cinematografiche, che pullulano di creature e atmosfere infernali… La grande differenza, spiega Ricca, è che queste rappresentazioni non hanno niente a che vedere (contrariamente al passato) con la fede e la religione: fanno parte di un immaginario fantasy e horror in cui nessuno si sognerebbe di proiettare il proprio futuro ultraterreno. «Per fare un discorso di fede», osserva il teologo, «non si può più utilizzare l’immaginario infernale di stile dantesco.

Tutto ciò appartiene al passato. Occorre trovare un nuovo immaginario». E da qui ripartire…

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