Lampedusa. L’osservatorio Fcei denuncia lo stallo. «Ma le vittime sono sempre i migranti»

160 persone a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, che dopo giorni in rada di fronte al porto di Lampedusa, ora si trova a Catania in attesa di indicazioni

«La strategia Salvini non regge e l’unico effetto delle guerra alle Ong ingaggiata dal ministro dell’interno per ora ha prodotto solo un drammatico aumento delle morti in mare e uno stallo sulle operazioni di salvataggio che imbarazza anche la Guardia costiera». Lo afferma Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, il programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), commentando la situazione determinatasi a Lampedusa e in Sicilia in queste ore, con la nave da ieri in stallo nel porto di Catania senza che sia data possibilità di scalo a chi si trova a bordo. «Dai nostri operatori sull’isola – spiega Naso – apprendiamo che tredici migranti eritrei, che si trovavano a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, sono stati trasferiti con urgenza nel porto di Lampedusa. Le persone, tra cui diversi bambini, sono state portate nel poliambulatorio dell’isola perché fortemente debilitate dopo aver trascorso anni nei campi di detenzione libici. Tra queste anche una donna che avrebbe subito gravi violenze in Libia e un’altra che avrebbe abortito spontaneamente. Tutte le persone arrivate a Lampedusa sono state immediatamente trasferite verso la Sicilia mentre a bordo della nave Diciotti rimangono oltre 160 persone in attesa di indicazioni dal Ministero dell’Interno. È uno stallo intollerabile  – prosegue Naso – che rivela una pericolosa contraddizione tra le logiche del ministro dell’interno e i doveri istituzionali di un corpo dello Stato che ha come finalità prima il salvataggio in mare e la messa in sicurezza delle persone salvate, in questo caso dei profughi. Da anni, anche rivolgendoci alle nostre chiese sorelle europee – conclude il coordinatore di MH – noi evangelici chiediamo un maggiore coinvolgimento della UE, ma di fronte all’emergenza umanitaria ribadiamo che il dovere di tutti è garantire la sicurezza di chi fugge da guerre e persecuzioni ed è sopravvissuto ai lager e al cinismo dei trafficanti. Il resto viene dopo».

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