Promessa di benedizione

Un giorno una parola – commento a Genesi 26, 4

Moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e darò alla tua discendenza tutti questi paesi; tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza
Genesi 26, 4

E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli
Matteo 8, 11

Può capitare di ricevere un beneficio per merito di un’altra persona. A volte si tratta di un’eredità, più spesso di un semplice favore. Di solito avviene per via di un’amicizia o di una parentela. Nel nostro testo, invece, la promessa di benedizione ci giunge grazie a un estraneo vissuto secoli fa. Una persona che nessuno può affermare di aver frequentato. Un uomo con il quale solo gli ebrei possono vantare legami di parentela. Eppure, proprio mediante questo antico patriarca di cui si sono conservate poche notizie frammentarie, noi siamo inseriti in una storia di promessa e benedizione che ci precede e la cui validità sussiste ancora oggi.

Questo mi porta a tre considerazioni.

Quale fonte di benedizioni insospettate possono essere gli stranieri che già dimorano, e continuano ad arrivare, in mezzo a noi? Quale fonte – per nulla scontata – di benedizioni possiamo essere noi per chi ci dimora accanto, indigeni e forestieri? Quanta capacità abbiamo di riconoscerci, tutti quanti e tutti assieme, beneficiari di qualcosa che non abbiamo guadagnato, né meritato? (Sola grazia…).

La benedizione ricevuta da Isacco, come si evince dal testo, fu anche una benedizione materiale, quotidiana. Certo, essa rimane dono di Dio, parola che apre al futuro. Eppure… Non potrebbe darsi che parte della letizia e della serenità che c’è dato sperimentare possano anche essere il risultato concreto e mondano – ma non per questo senza valore – dell’essere gli uni fonte di benedizione degli altri? Non potrebbe (dovrebbe?) essere anche questo, uno degli elementi, e non fra ii meno importanti, di quell’assemblea di credenti che è la chiesa? «Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme!» (Sal. 133, 1).

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