La vocazione ricevuta

Un giorno una parola – commento a II Tessalonicesi 1, 11

Per amor del tuo nome, non disprezzare, non disonorare il trono della tua gloria
Geremia 14, 21

Paolo scrive: «Ed è anche a quel fine che preghiamo continuamente per voi, affinché il nostro Dio vi ritenga degni della vocazione e cmpia con potenza ogni vostro buon desiderio e l’opera della vostra fede»
II Tessalonicesi 1, 11

Guardando al nostro vissuto quante volte ci poniamo la domanda: «io sono degno della mia vocazione?».

È vero, esistono tante vocazioni, ma una in particolare accomuna tutti e tutte: quella di essere figli e figlie di Dio, fratelli e sorelle tra di noi.

La vocazione ricevuta è il dono d’amore di Dio a coloro che ha «preconosciuto e predestinato ad essere conformi all'immagine del Figlio» (Rom 8, 29).

Una vocazione che comporta un impegno totale, volontario, libero, che rinnova ogni giorno in noi lo stupore per aver ricevuto tale dono.

«Comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo», scrive Paolo ai Filippesi (1, 27) e nella Parola di oggi augura che sia proprio Dio a ritenerci degni della chiamata che ci ha rivolto, compiendo in noi, con la sua forza, tutto quello che desideriamo e che con le nostre sole forze non riusciremmo a fare. L’augurio di Paolo è di imparare a guardare al Padre come a Colui che «opera» in noi, Lui che vive in noi. Che bello sentirsi abitati dallo Spirito! Che bello pensare che ogni nostro desiderio e l’operosità della nostra fede sono supportate e rese possibili dalla potenza di Dio! Pieni di questa gioia, ogni nostra azione sarà sempre guidata dalla certezza di riuscire anche quando tutto sembra impossibile. Nulla potrà frenare il nostro cammino di cristiani e cristiane; infatti «se Dio è con noi chi sarà contro di noi?» (Rom 8, 31)

«Nulla potrà separarci dall’amore di Dio» (Rom 8, 39), Lui che è custode della dignità della nostra vocazione. Amen!

 

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