Leonardo Ricci, protagonista del Novecento e architetto di partecipazione valdese

Un ricordo nel centenario della nascita del progettista di Agape e Riesi

A cento anni dalla nascita - avvenuta l’8 Giugno 1918 - di Leonardo Ricci ritengo doveroso ricordarne la figura umana e l’attività edilizia per il suo particolare riferimento alla architettura collegata alla cultura valdese, di cui - nello specifico - ha realizzato gli importanti organismi evangelici di Agape a Ghigo di Prali e del Servizio Cristiano al Monte degli Ulivi in Riesi, nonché il tempio valdese (con il corrispondente Centro culturale) di Pachino.

Leonardo Ricci ad Agape

Importante architetto fiorentino poi vissuto a Venezia, professore di Composizione architettonica e quindi preside della Facoltà di Architettura a Firenze, nonché grande progettista e costruttore, è stato tra i migliori protagonisti della architettura italiana del secondo dopoguerra per la tendenza dell’Organicismo internazionale nel suo filone neo-espressionistico.

Dal Piemonte alla Sicilia (con le tre opere ricordate sopra) alla Toscana (importanti sono le realizzazioni del Quartiere Sorgane nella periferia fiorentina, e l’interessante insediamento di ville singole a Monterinaldi presso Firenze; la Villa Balmain - adesso Della Valle - sull’Isola d’Elba), dalla Liguria (Palazzo di Giustizia a Savona) al Veneto (luogo del suo ritiro da lui stesso indicato “ascetico”), e perfino all’estero (Padiglione Italiano per l’Esposizione Internazionale a Montreal in Canada) soltanto per citare i maggiori itinerari architettonici del progettista, Ricci ha ideato ed eseguito numerosi edifici esemplari per l’architettura italiana, in quello stile tutto suo, ripreso dai propri Maestri fiorentini Giovanni Michelucci e Leonardo Savioli, sostenitori italiani del sensibile organicismo espressionistico proveniente dagli esponenti moderni più importanti, lo statunitense Frank Lloyd Wright ed i tedeschi Erich Mendelsohn e Hans Scharoun.

Agape a Prali, in Piemonte

Indubbiamente però la sua prima opera - per cronologia e concezione espressiva, e per appartenenza alla comunità valdese - è certamente il Centro Ecumenico di Agape, concepito (sulle indicazioni teoriche e spirituali del pastore valdese Tullio Vinay, allora Pastore a Firenze, di cui Leonardo divenne solidale amico) come un originale insediamento comunitario per una nuova prospettiva di partecipazione attiva verso una vita culturale ed ecumenica diversa, rivolta alle speranze della rinata società della nuova Repubblica Italiana, liberata dopo anni di oppressione fascista.

Foto di Corrado Gavinelli

Il complesso architettonico è concepito da Ricci come un insieme di spazi funzionali per riunioni e incontri di una comunità nuova e autonoma, ideologicamente e praticamente, rivolta alle nuove generazioni di giovani per la loro formazione etico-sociale; e quindi impostata su una edilizia sobria, ma robusta, rude e però distensiva, nel carattere alpino delle rocce e delle piante ma anche aperta ed ariosa come l’atmosfera tersa e pura delle valli montane. E proprio queste caratteristiche Leonardo Ricci ha infuso nei materiali stessi della sua architettura, utilizzando i sassi grezzi spaccati a mano ed il legno stagionato dei boschi, combinandolo con ampie vetrate luminose, di moderna ripresa attuale (ma anche di ideale rimando alla luce che vince le tenebre, come è espresso nello stemma stesso della Chiesa Valdese).

E con una sua originale concezione comunitaria di fondamentale laicità (che approfondirà poi a Riesi), l’architetto abolisce perfino il tempio quale luogo fisico e stabilito, creando un doppio spazio spirituale: al chiuso (utilizzabile però anche per altri scopi, dalle riunioni agli incontri di gruppo, ai dibattiti ed ai convegni) e sùbito di fianco all’aperto (come nei primi luoghi di assemblea e preghiera dei Valdesi perseguitati).

Ed infine, ricorrendo anche a partiture edilizie con pilastroni in pietra grezza sostenenti tettoie piatte, tipiche della zona di Prali e delle valli valdesi in genere (come si può osservare, ad esempio, nella vecchia dimora di Gianavello).

E questo fu un metodo quasi obbligato: poiché le condizioni post-belliche (Agape è stata inizialmente costruita dal 1947 al 1951, e completato per i suoi uffici dall’altrettanto architetto valdese e di Firenze Giovanni Klaus Koenig nel 1953), di scarse risorse finanziarie e tecniche, imponevano criteri di autocostruzione partecipativa da parte degli utenti stessi del futuro centro ecumenico; ma anche per seguire quel sistema tipico di quegli anni appena post-bellici, che vedevano sorgere organismi autonomi ed indipendenti dalla solita prassi costruttiva del periodo, in altre nazioni in evoluzione, come per i kibbuz israeliani, e i nuovi villaggi egiziani proposti ed attuati dall’architetto Hassan Fathy.

In Sicilia: Riesi e Pachino

Nel difficile territorio siciliano, un decennio dopo Ricci operò alla costruzione di altri due esemplari organismi valdesi: il Servizio Cristiano a Riesi - vicino ad una delle zone più calde della mafia, Gela - ed a Pachino presso Siracusa.

Nel contesto di Riesi, sul cosiddetto Monte degli Ulivi (così chiamato per la sua folta presenza di uliveti) tra il 1962 ed il 1968 Leonardo compì un altro dei suoi capolavori comunitari: e questa volta molto più articolato di quello di Agape. Il progetto, impostato su un vero e proprio villaggio residenziale e produttivo, comprendeva attività varie, industriose e culturali; con laboratori per l’apprendimento dei mestieri operaio-artigianali e scuole per l’educazione locale, nonché le necessarie infrastrutture per la vita quotidiana dei suoi utenti.

Foto di Corrado Gavinelli

E, diversamente dalla precedente esperienza ad Agape, qua Leonardo Ricci impiega forme plastiche molto più esuberanti, non soltanto squadrate e di pietra grezza, ma anche di sinuose superfici curve e lisce, nelle murature come nelle ampie coperture degli edifici (queste ultime realizzate in grandi falde riparanti o in vele distese sull’orizzonte).

Tra questi edifici, viene poi esaltato maggiormente l’aspetto espressivo, curvilineo e tondo sebbene scavato come certe cavità orografiche del sito, della forma rotondeggiante del Tempio (purtroppo mai costruito): che è stata infatti concepita in una sorprendentemente immagine scultorea,  che doveva però - nell’idea utopica del suo autore - venire usata come ambiente neutrale di tutti, per incontrarsi e meditare, più che fungere da tradizionale luogo di culto.     

A Pachino, invece, nello stesso periodo di costruzione a Riesi, Leonardo realizzò -  nel 1964-65 - non soltanto la Chiesa Evangelica, ma anche il Centro Culturale Valdese.

E forse per contrasto alla dolcezza curvilinea del progetto di Riesi, in questo più aspro paese siciliano l’architetto adottò un linguaggio espressivo maggiormente spigoloso, e disegnato su linee nette e diagonali; impiegando inoltre una rude struttura con pareti di cemento armato.

Leonardo era un amante della vita libera e aperta nel pensiero e nelle decisioni esistenziali. Quando lo incontrai l’ultima volta, nel 1991 a Venezia, negli anni finali della sua vita (sarebbe mancato tre anni dopo) ormai anziano e comunque sempre pieno di entusiasmo per la sua architettura e nei rapporti sociali ed amichevoli, lo ritrovai proprio come le sue opere: schietto e preciso, quadrato e curvilineo per razionalità e passione. Eterogeno e inventivo come i suoi progetti, desiderosi di attuare una idea idonea, ma rivolti anche ad una nuova avventura propositiva, diversa e sperimentale.

Foto di Pietro Romeo

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