«Una porta che si apre, una finestra che rimane aperta…»

Un passo avanti nel cammino ecumenico nel Ponente ligure, ma il cammino è ancora lungo. Ne abbiamo parlato con il pastore Jonathan Terino

Sotto una pioggia battente, la sera di lunedì 28 maggio, nei giardini pubblici adiacenti alla chiesa ortodossa romena della cittadina ligure di Sanremo è accaduto qualcosa di speciale. Una veglia ecumenica di Pentecoste, con un fuoco, panche e sedie, tavoli con cibo e bevande in abbondanza, e i rappresentanti delle varie chiese cristiane della città e del Ponente ligure: anglicana, luterana, cattolica, ortodossa romena, valdese, e diverse persone impegnate nel movimento ecumenico.

Speciale, racconta il pastore valdese Jonathan Terino, perché «per la prima volta l’abbiamo celebrata insieme, aspettando che anche la chiesa ortodossa avesse celebrato questo evento nella propria sede». Ognuno nella propria lingua, a turno i rappresentanti religiosi hanno letto i primi 13 versetti degli Atti degli Apostoli, «per dare anche un senso del fluire delle lingue, cantato inni delle varie chiese presenti, e letto testi delle rispettive tradizioni cristiane, un’enciclica del papa, testi di padri della chiesa, teologi e teologhe… io ho letto un testo di Giovanni Miegge del 1943, che mi sembrava si adattasse bene allo spirito di questo incontro. Non eravamo tantissimi, forse anche a causa della pioggia, ma è importante che questo appuntamento si sia svolto. La novità principale è che non si è svolto in chiesa cattolica, sotto l’egida del vescovo, ma come iniziativa della base, dei rappresentanti delle varie confessioni. Secondo noi queste iniziative devono partire dal basso, con spirito di iniziativa, senza aspettare il pieno sostegno di tutti».

Del resto, non si parte da zero: come ricorda Terino, pastore nel Ponente ligure da quasi tre anni, già il suo predecessore partecipava al Consiglio delle chiese cristiane, «che era e rimane un’associazione libera, non costituita giuridicamente, il cui obiettivo è costruire insieme una comunione cristiana visibile nella città, per dare testimonianza di una fede condivisa, anche al di là della struttura ecclesiale e dei limiti delle rispettive tradizioni. Fin dall’inizio è stato importante resistere a una tendenza “centripeta” da parte della chiesa dominante, la chiesa cattolica, e affermare la particolarità e il valore specifico di ciascuna comunità, per quanto piccola».

Il cammino è però lungo e complesso. «Le sensibilità sono molto diverse: se valdesi e luterani hanno una rappresentazione di sé più autocritica, “laica” e disincantata, ortodossi e cattolici hanno una visione più mistica, anche dell’ecumenismo, il bisogno di rappresentarsi attraverso simboli, un approccio più “performativo”…». Ci sono state quindi delle resistenze rispetto ad alcune iniziative: da un lato i protestanti non hanno accolto l’idea di una processione sul tema del creato che avrebbe dovuto toccare le varie chiese, dall’altro, ortodossi e cattolici non hanno accolto l’invito alla veglia contro l’omofobia proposta pochi giorni prima dalla chiesa valdese.

Nel corso degli anni, però, sono state possibili diverse iniziative ecumeniche, anche al di fuori della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (Spuc), e progetti comuni come il nuovo sito web http://www.sanremoikoumene.it/, ancora in costruzione, in cui ogni chiesa cristiana presenta la propria storia e dà i propri contatti. «Abbiamo ragionato sui modi di presentarci alla città non in maniera celebrativa o “devota”», spiega Terino, «ma in modo più laico, per esempio attraverso degli stand in cui ognuno di noi presenta la propria storia, comunità, la propria letteratura. Pensavamo di realizzare questa iniziativa in un centro culturale di Sanremo, invitando anche le scuole, nel prossimo autunno».

L’importante è trovare uno spazio in cui ognuno possa raccontarsi, «in cui possiamo essere ciò che siamo senza pretendere di trovare un comune denominatore; lasciando che le persone valutino, capiscano la molteplicità di modi di presentarsi. Senza tentare un approccio superiore, di sintesi; è importante, per me, sottrarsi a quella tendenza tipica della Chiesa cattolica di voler coniugare, quasi costringere a una convergenza delle posizioni, in una gerarchia di verità».

Rispetto a questo, però, forse c’è un cambiamento di rotta, come racconta il pastore: «Negli anni passati, la cerimonia di apertura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in gennaio, si teneva sempre in cattedrale, era molto bello ma la gente non veniva a conoscenza di altre chiese. Quest’anno, superando qualche piccola resistenza, abbiamo deciso di tenere la cerimonia nella chiesa luterana, e poi di farne seguire altre nelle varie chiese della città, dove le persone potevano incontrarne i rappresentanti, ricevere informazioni. In verità sono poche le persone che hanno sentito la spinta ad andare verso l’esterno, verso altri diversi da sé, ma è una porta che si apre, una finestra che rimane aperta…».