Oltre il Ponte

Una riflessione in occasione del 25 aprile

Si parla spesso, in occasioni legate alla Resistenza, della necessità di trasmettere ai giovani (e non non solo a loro) la memoria delle lotte e dei sacrifici che furono necessari per la libertà e per scrivere la Costituzione. Libertà che non è mai conquistata una volta per tutte, anzi è spesso a rischio. E proprio sulla memoria si è verificato un piccolo ma indicativo episodio che desidero segnalare. A Pinerolo, al termine del recital sulla figura del comandante partigiano Ettore Serafino che il Gruppo Teatro Angrogna sta portando in vari luoghi significativi, gli attori cantano la famosa Oltre il ponte (il testo è qui a lato), una delle più belle canzoni partigiane, scritta da Italo Calvino nel 1958 e musicata da Sergio Liberovici. Le numerose strofe hanno come ritornello: Avevamo vent’anni e oltre il ponte, oltre il ponte che è in mano nemica, vedevam l’altra riva la vita… e si concludono con il partigiano che passeggia con la figlia. Lei, come molti altri suoi coetaei, non «sa la storia di ieri» perché allora non c’era, così il desiderio del padre è che «quei nostri pensieri, quelle nostre speranze di allora rivivessero in quel che tu speri». L’ultima strofa è dunque il centro del messaggio, che le idee di libertà per le quali hanno combattuto i padri e le madri siano anche la base delle speranze dei figli. Nello spettacolo a Pinerolo, una parte del pubblico (che dunque non conosceva bene il testo completo) ha fatto partire l’applauso alla fine della penultima strofa anziché di quella finale. Qualcuno se n’è accorto e si è dispiaciuto del fatto che, proprio in una serata dedicata alle memoria, si manifestasse questa smemoratezza… Una volta le canzoni si cantavano spesso in compagnia e se uno si era dimenticato una parola o una strofa c’era qualcuno pronto a suggerire... Niente di grave, ma un piccolo segno che non va sottovalutato. Cantare le canzoni di un tempo, quelle degli alpini o dei partigiani è un modo semplice per ricordare. A Pinerolo poi è finito tutto bene, anzi meglio, perché abbiamo cantato tutti inseme l’ultima strofa, quella della ragazza color dell’aurora che ascolta il padre raccontare la su vita sotto il viale dei tigli...

 

Il testo

O ragazza dalle guance di pesca/ o ragazza dalle guance d’aurora/ io spero che a narrarti riesca/ la mia vita all’età che tu hai ora.// Coprifuoco, la truppa tedesca/ la città dominava, siam pronti:/ chi non vuole chinare la testa/ con noi prenda la strada dei monti.// Avevamo vent’anni e oltre il ponte/ oltre il ponte ch’è in mano nemica/ vedevam l’altra riva, la vita/ tutto il bene del mondo oltre il ponte. Tutto il male avevamo di fronte/ tutto il bene avevamo nel cuore/ a vent’anni la vita è oltre il ponte/ oltre il fuoco comincia l’amore.// Silenziosi sugli aghi di pino/ su spinosi ricci di castagna/ una squadra nel buio mattino/ discendeva l’oscura montagna.// La speranza era nostra compagna/ a assaltar caposaldi nemici/ conquistandoci l’armi in battaglia/ scalzi e laceri eppure felici.// Avevamo vent’anni...Non è detto che fossimo santi/ l’eroismo non è sovrumano/ corri, abbassati, dai balza avanti!/ ogni passo che fai non è vano.// Vedevamo a portata di mano/ oltre il tronco il cespuglio il canneto/ l’avvenire di un giorno più umano/ e più giusto più libero e lieto.// Avevamo vent’anni… Ormai tutti han famiglia hanno figli/ che non sanno la storia di ieri/ io son solo e passeggio fra i tigli/ con te cara che allora non c’eri.// E vorrei che quei nostri pensieri/ quelle nostre speranze di allora/ rivivessero in quel che tu speri/ o ragazza color dell’aurora.// Avevamo vent’anni..