Il futuro delle chiese

5 giorni di intenso lavoro per i giovani teologi protestanti europei, riuniti a Breslavia in Polonia, alle prese con le sfide dell’oggi e del domani

Nell’era delle “muesli religion” in cui ognuno ricerca, crea e reinventa le religioni al fine di renderle più aderenti alla propria sensibilità spirituale, che futuro possono avere le nostre chiese protestanti? Siamo ormai diventati dei fossili incapaci di trovare nuove vie di dialogo e incontro con le persone? Riusciremo a restare al passo coi tempi che cambiano senza tradire le nostre tradizioni e la nostra storia? Solo il tempo ce lo dirà, ma finché ci saranno persone che hanno voglia e desiderio di esplorare nuove vie (e di farlo assieme) le speranze non sono perse.

Queste sono alcune delle premesse che hanno guidato i lavori del Forum protestante per giovani teologi che si è tenuto a Breslavia (Polonia) dal 4-8 aprile 2018, promosso dall’Evangelischer Bund Hessen in collaborazione con la Comunità delle Chiese Protestanti in Europa (Cpce, è un organizzazione ombrello di chiese protestanti, principalmente luterani, metodisti, riformati, di oltre trenta paesi in Europa e Sud America, e rappresenta all’incirca cinquanta milioni di protestanti. Il Cpce scaturisce dalla concordia di Leuenberg del 1973). 

I giovani partecipanti provenivano da Italia, Ungheria, Romania, Polonia, Estonia, Austria, Olanda, Francia, Gran Bretagna, Germania, Svizzera.

Le giornate si sono sviluppate in un alternarsi di relazioni e presentazioni, da parte dei partecipanti, delle realtà teologiche e spirituali nazionali a partire da tre domande: come si manifesta l'identità protestante nel proprio paese, la distribuzione delle denominazioni e quale relazione c’è tra chiesa e società.

I temi delle relazioni sono stati “La religiosità postmoderna dal punto di vista dell'Est Europa” a cura di Gabriella Rácsok, docente presso l’Accademia Teologica Riformata di Sárospatak (Ungheria).

Successivamente il Pastore Marcin Brzóska ha raccontato la storia delle chiese protestanti in Polonia in questi anni di cambiamento.

È stata poi presentata da Henk de Roest professore di teologia pratica all’Università Teologica Protestante di Groningen (Olanda) la relazione dal titolo “Trasformarsi in comunità missionarie. La risposta delle chiese locali nei Paesi Bassi a un panorama religioso in evoluzione”.

A seguire il Pastore Daniel Lenski, referente scientifico per l’anglicanismo e l’ecumenismo mondiale presso l’Istituto di Studi Confessionali di Bensheim (Germania), ha trattato il tema “Esiste una tipica identità europea del protestantesimo da un punto di vista cristiano mondiale?” In particolare la riflessione è partita da cosa noi intendiamo con “identità” e la sottile differenza tra “...tipica identità in Europa” e “...tipica identità europea”. È stata fatta anche un interessante analisi, a partire da dati statistici, delle diverse sensibilità teologiche nelle diverse aree del panorama riformato  europeo. Certo è che per provare a rispondere a questa domanda bisogna tener conto della storia in cui queste chiese sono nate e cresciute, di come sono cambiate nella loro struttura e come queste si relazionano con le realtà extraeuropee, soprattutto quelle africane e degli Stati Uniti. È forse il momento di riportare in auge e nella pratica lo slogan “pensare globale agire locale”? Io penso di sì, poiché solo così possiamo sperare di cogliere i cambiamenti sociali, teologici e culturali che, di certo, non aspettano l’adeguarsi delle nostre chiese.

Infine si è riflettuto sul tema del protestantesimo, della responsabilità, della speranza e della visibilità delle chiese protestanti europee.

In quasi tutti i paesi c'è un forte bisogno di trovare nuove soluzioni per affrontare il costante abbandono delle chiese. A volte i numeri statistici sono falsati dalla presenza di "credenti non praticanti".

I giovani, le nuove generazioni sono il futuro delle nostre chiese. Può sembrare ovvio, ma i giovani continuano a disertarle e non ci sono strategie veramente efficaci per contenere il fenomeno. Ad oggi le nostre chiese non sanno come coinvolgerli davvero, renderli protagonisti ed elementi attivi e costanti. Quali sono le possibili soluzioni? Difficile rispondere ma ogni realtà, locale e non, sta inseguendo il tempo, la società in costante cambiamento e le nuove generazioni alla ricerca di soluzioni vincenti.

Sarebbe forse opportuno includere una percentuale di giovani in ogni assemblea di chiesa per dare loro maggior formazione e per consentirgli di comprendere meglio ogni aspetto del mondo ecclesiale? Dobbiamo forse esortare i giovani a trovare nuove parole che esprimano la loro relazione con Dio?

Il convegno di è concluso con un culto serale presso la Chiesa Luterana di S. Cristoforo.

Possa la nostra fede e il nostro desiderio di comunicare il Vangelo essere una bussola affidabile che ci indichi la giusta direzione. 

 

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